L’area archeologica di Illeta dels Banyets

L’area archeologica della Illeta Dels Banyets è situata nel municipio costiero della Generalitat Valenciana di El Campello, ad Alicante. Originariamente il sito era collocato in un’antica zona peninsulare che, a causa di un terremoto, fu trasformata in un’isola.

Nel 1943 si decise di recuperare l’istmo attraverso il metodo dell’insabbiatura per unire nuovamente l’isola alla costa continentale. Il giacimento occupa una superficie di 4 Km, a un’altezza di 8 metri sul livello del mare. Di recente, l’area archeologica è stata restaurata e si è creato un percorso per poterla visitare.

Le testimonianze più antiche risalgono al Neolitico. A questo periodo si possono datare alcuni resti di una capanna a pianta ovale, propria di un’unità familiare appartenente a un villaggio organizzato secondo la società tribale. Dentro l’abitazione sono stati rinvenuti contenitori di fango, utilizzati probabilmente per conservare cereali, frammenti di vasellame domestico e vari utensili in silice.

All’Età del Bronzo si sono potute datare due grandi cisterne, ricavate scavando nella roccia. La cisterna disponeva di un tetto e successivamente fu dotata di una vasca di sedimentazione. Si sono conservate anche tratti di due canalizzazioni per condurre l’acqua alle due cisterne.

Vicino alle cisterne sono state identificate abitazioni e strutture funerarie. In queste sepolture sono state recuperate armi, decorazioni, oggetti in avorio e materiale ceramico. Solamente una tomba è stata scavata. Questa presenta le pareti della fossa e del fondo rivestito di pietre e accoglie la deposizione di un uomo e di una donna, coperti anch’essi da stati di lastre e di pietre.

Il corredo funerario era formato da un piccolo pugnale o un coltello in rame, quattro bottoni di avorio e due vasi ceramici che manifestano la rilevanza delle sepolture. La presenza del corredo funerario può essere interpretata come necessità delle famiglie dei defunti di ricordare l’importanza che avevano assunto queste persone nella società a cui appartenevano.

La fase successiva del giacimento archeologico risale al V secolo a. C. e appartiene a un abitato iberico che vive un periodo di grande trasformazione urbanistica nel secolo IV-III a. C. A questo periodo, infatti, risalgono le costruzioni di due strade longitudinali, intercalate da strade trasversali, che percorrono l’intera penisola.

Questo tipo di urbanizzazione, congiuntamente al magazzino, alle cantine, ai tempi A e B, ci suggerisce che fu un importante centro commerciale come punto di distribuzione delle mercanzie provenienti da altre città del Mediterraneo, sottintendendo anche una vocazione di centro di produzione. Ivi si realizzava l’olio, il vino, le conserve di pesce e ceramiche, testimoniato dalla presenza di un forno ceramico, destinato alla cottura di anfore, sulla terra ferma vicino alla torre del secolo XVI.

Il complesso urbanistico è dotato di un magazzino, destinato alla conservazione probabilmente di cereali e altri prodotti deperibili, come suggerito dalla camera d’aria presente sotto il pavimento nella parte anteriore dell’edificio, ottenuta dalla successione di muretti paralleli che sostenevano una impalcatura in legno, agevolando la circolazione dell’aria. Inizialmente, il magazzino era formato nella parte anteriore da un atrio ottenuto mediante pilastri di legno, nel quale, in una fase successiva, si costruirono tre stanze.

Di fronte al magazzino è ubicato un grande edificio. Questa struttura, valutando la pianta dell’edificio, è interpretata come un tempio, essendo formato da un portico preceduto da due colonne e un corpo centrale diviso in tre navate, tipica struttura del tempio in antis, e sulla parte posteriore presenta due stanze. All’interno sono stati rinvenuti frammenti di una statua antropomorfa e vari frammenti di vasi ungueali a imitazione di testa femminile, però la sua prossimità al magazzino e al tempio B, potrebbe suggerire che non si tratti di un tempio religioso ma di un edificio amministrativo. Sfortunatamente, non si conoscono le sue reali dimensioni a causa dell’erosione della parte posteriore.

Il Tempio B, situato dietro al magazzino, presenta una pianta quadrangolare e fu costruito con grossi muri in pietra. In questo edificio sacro, si possono identificare due fasi costruttive. Nella prima fase, la struttura si presentava allo stesso livello della strada e al suo interiore si trovavano due superfici piane formate da mattoni di paglia e fango, sui quali venivano depositate le offerte. Nella seconda fase, si alzò il pavimento attraverso la colmata di quattro strati di fango e paglia e si costruirono gli scaloni per garantire l’accesso al tempio. Si collocarono anche le colonne per sostenere il tetto. Dentro l’edificio vi era un piccolo altere in pietra, posizionato sopra un supporto in legno, e due ripiani per le offerte, simili a quelli della prima fase.

Nell’area archeologica sono presenti anche due edifici che avevano accesso alle due strade principali, interpretati come un’abitazione, l’unica trovata nel sito risalente al periodo iberico, e una struttura formata da un patio con una scala che forniva l’accesso al piano superiore. Il complesso della casa è costituito da un patio, parzialmente coperto e quattro stanze. Solo una delle quatto camere è interpretata come casa grazie alla presenza di un vaso a forma di testa femminile che può suggerire che questa stanza era usato come spazio residenziale e come cappella domestica.

Edifici di particolare importanza sono le fabbriche, in quanto questi tipi di luoghi sono stati documentati in pochi giacimenti iberici del levante peninsulare. Questo tipo di complesso, destinato a la produzione del vino è formato da due vasche, situate ad altezze differenti, e rivestite di calce. Attraverso una finestra del patio si depositava l’uva nella vasca superiore, dove veniva schiacciata per ottenere il succo che cadeva nella vasca inferiore, e lasciata a fermentare.

Del periodo romano rimangono i resti di una villa, delle terme e dell’allevamento ittico. La villa risale al I secolo d. C. ed è formata da un patio centrale nei pressi del quale si articolavano le stanze dedicate alla cucina e alle dipendenze, destinati ai lavori agricoli e ittici, dove sono stati rinvenuti frammenti di torcularium, ossia un impianto per la pressatura dell’olio o del vino. La villa è relazionata a piccoli edifici termali a uso familiare, separati dalla struttura centrale.

Le terme erano formate da stanze contigue disposte in maniera lineare. Sulla parte più esterna della penisola è testimoniata la presenza di un allevamento ittico (I a. C. – I d.C.), grazie alla presenza di varie vasche intagliate nella roccia, comunicanti con il mar aperto. Normalmente, sono relazionate con le ville marittime, però si pensa che in questo caso siano relazionate al mercato locale.

Ogni livello archeologico è caratterizzato dall’abbandono però, la successione delle diverse fasi storiche, suggerisce che questo luogo fu scelto per la sua strategica ubicazione. Essendo la località vicina al mare, si approfittava del ricorso ittico e del traffico commerciale marittimo, così come la prossimità alla terra ferma, garantiva l’impiego della caccia e dell’agricoltura come ulteriore mezzo di sostentamento.

Vicino al giacimento archeologico, sulla terra ferma, fu costruito nel XVI secolo una torre, inclusa nel sistema di difesa che si applicò durante il regno di Felipe II (1527 – 1598), per monitorare eventuali attacchi dei pirati berberi. In questo periodo, fino alla fine del XVIII secolo, non esisteva un vero villaggio ma il suo uso si limitava ai fini difensivi. Solo alla fine del XVIII e all’inizio del XIX secolo, un signore del luogo iniziò a colonizzare il territorio, stabilendo le basi del paese attuale.

Bibliografia

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