L’alimentazione nelle testimonianze archeologiche pompeiane

Oltre alle fonti letterarie, di maggiore interesse sono le informazioni che possiamo ricavare dai rinvenimenti archeologici dei siti seppelliti dall’improvvisa eruzione del Vesuvio, nel 79 d.C.

Pompei, Ercolano, Oplontis e Stabia ci restituiscono con completezza i dettagli delle attività quotidiane e dei rituali legati al cibo. Nella totalità dei famosi affreschi pompeiani, ne troviamo di minori, i quali mostrano scene di vita quotidiana o nature morte che ci danno una panoramica su quelli che erano gli alimenti disponibili sulle loro tavole.

Queste raffigurazioni erano chiamate xenia, dal greco doni, perché rappresentavano i regali che l’anfitrione usava offrire ai propri ospiti, come da tradizione. Le nature morte presenti nella pittura pompeiana rappresentano appunto questi doni.

Fra i protagonisti possiamo trovare galletti, frutta, verdure e frutta di ogni genere.

A Pompei, nella Casa dei Vettii è stato rinvenuto uno di questi quadretti, raffigurante due fiscelle in giunco di ricotta. Una di esse, rovesciatasi, permette di intravedere la morbidezza e il colore candido del prodotto caseario. Questo quadretto non è l’unico esemplare raffigurante questo formaggio fresco: una copia, conservata oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, fu rinvenuta anche nel sito di Ercolano.

Un’altra domus, conosciuta come la Casa del Criptoportico, ci restituisce una composizione di un Gallo con frutta: a destra è poggiato un canestro pieno di frutti, coperto, a metà, da un tovagliolo ricamato e frangiato, mentre a sinistra si trova un galletto dalle piume variegate, raffigurato con la testa posta all’indietro.

Nel Complesso dei Riti magici, nelle pareti nord e sud del triclinio, troviamo ancora testimonianze di frutta: in questo caso si tratta di due grappoli d’uva bianca e nera e di alcuni melograni, appena raccolti dall’albero con ancora le loro foglie attaccate.

La Casa di Giulia Felice è un’altra domus che ci testimonia riccamente le tradizioni alimentari pompeiane. Nella parete sud del tablino troviamo Uova, pollame, frutta e vasellame: al centro della scena troviamo un piatto colmo di uova.  Oltre a vasellame e altri utensili da cucina, possiamo intravedere quattro quaglie appese ad un chiodo per il becco. Sulla stessa parete troviamo i Vasi con frutta: oltre ad un grande vaso di vetro contenente mele e uva debordante, troviamo anche un melograno aperto e due vasi di terracotta, uno sigillato e l’altro aperto, in modo da mostrare la frutta secca contenuta.

Ad Oplontis, invece, è stato rinvenuto il famoso Canestro con fichi, precisamente nella parete nord del Triclinio 14, nella Villa di Poppea. Si presenta come un largo e basso canestro di vimini con orlo a doppia treccia e fascia mediana a rete. Poggiato su una mensola rossa, che si staglia su di uno sfondo azzurro. Ricolmo di fichi verdi e neri maturi: in alcuni punti la buccia presenta delle rotture, dalle quali è possibile intravedere la polpa rossa. Sempre nella stessa villa, ma in un’altra stanza, è possibile ammirare anche la Coppa di vetro con frutta, una grande coppa di vetro trasparente con due manici orizzontali, posta su di una basetta rosso. La coppa contiene una grande varietà di frutta: prugne, mele cotogne e pomi marroni. Ma la raffigurazione più famosa è forse la Cassata di Oplontis: il dolce, coperto di glassa rossa e bianca e farcito di ciliegie candite, è presentato su di un’alzata di argento, con zampe di leone e prese laterali.

Anche ad Ercolano troviamo tracce significative in questo senso. Nella Casa dei Cervi, oltre al Ramo con pesche e vaso di vetro, troviamo anche della cacciagione: Lepre e capponi morti, Pernice morta e mele, Tordi e funghi sono solo alcuni esempi. Nel criptoportico la Frutta e vaso d’argento ci propone l’immagine di un vassoio di vimini con una bordatura a treccia, colmo di diverse varietà di frutta: datteri, noci, mele, melagrane e fichi. Dietro al vassoio, si staglia un cantharus d’argento pieno di vino rosso.

 

Non solo le pitture, ma anche cibo vero e proprio: durante le numerose campagne di scavo sono state rinvenute giare di terracotta, contenenti granaglie pronte per essere macinate, oltre a cestini di noci, mandorle e nocciole stipati nei magazzini. Uova, frutta e anfore di garum, sono solo alcuni degli alimenti perfettamente conservati e arrivati ai giorni nostri. I resti organici carbonizzati o sepolti dal fango, ci parlano di quella vita interrotta all’improvviso.

Bibliografia

📖 Mense e cibi della Roma Antica, Ilaria Gozzini Giacosa, Piemme, 1995
📖 Archeo, Dossier: Cibi e Banchetti nell’Antica Roma, E.S.P. Ricotti, n.46, Istituto Geografco De Agostini, 1988
📖 Pompei: vita pubblica di un’antica città, Romolo A. Staccioli, Newton Compton, 1979
📖 Pompei: la vita quotidiana, Romolo A. Staccioli, Dossier n.6, Istituto Geografico De Agostini, 1985
📖 Ercolano e Pompei: raccolta generale di pitture, bronzi e mosaici, Louis Barré, Venezia, 1845
📖 Rivista di Studi Pompeiani, Associazione Nazionale Amici di Pompei, voll. vari, L’Erma di Bretschneider, 1989

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