La toeletta della donna romana

Nell’antica Roma era già presente tutto ciò che troviamo oggi nel mondo dell’hair styling: posticci, parrucche, extension, chignon. Le chiome venivano adornate con spilloni, diademi, coroncine, veli e tenute ferme in posa con forcine, mollette e spesso addirittura cuciti.

Venivano anche usati prodotti specifici come lacche per fissare la piega, colorazioni e decolorazioni. Non mancavano naturalmente i pettini e le spazzole erano di ogni foggia e materiale; lo stesso vale per gli spilloni e i fermagli, vere e proprie opere d’arte artigiana.

Dei costumi e usanze romane nel mondo femminile ci arrivano notizie grazie alle fonti. Solo i ricchi potevano permettersi certe pettinature, perché occorreva avere schiave ben addestrate e tanto tempo a disposizione. Le serve pettinatriciornatrices, correvano anche il rischio di essere duramente punite se l’acconciatura non soddisfaceva la signora.

La toeletta di una matrona richiedeva ore di lavoro e il risultato era una complicata scultura a onde, a ricci, a bande, a volute, a boccoli. Un’opera d’arte che seguiva o che addirittura lanciava una moda, con infinita fantasia e nello stesso tempo con precisione chirurgica, perché nel capolavoro non doveva apparire una forcina o un pettine che sostenesse quell’aggrovigliata, e al contempo ordinata, architettura.

Per la cura e la detersione dei capelli, erano usate varie misture, tutte a base di prodotti naturali: succo di mele, tuorlo d’uovo, aceto e latte ma anche fiori di iris, vaniglia, cannella e miele che ne rendevano più gradevole il profumo. Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia descrive la tecnica con cui si potevano ottenere detergenti specifici per i capelli, mescolando cenere di faggio  e grasso di capra.

La parola sapone deriva dal termine saponem, che indicava una miscela usata per la tintura dei capelli di origine celtica-germanica. Si usavano anche palle di sapone prodotte in Germania, vicino Wiesbaden (di cui fa menzione Marziale nei suoi Epigrammi XIV, 26) o la Spumae Batavae proveniente dalle regioni degli odierni Paesi Bassi. 

 

Bibliografia

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