La Stele degli Avvoltoi

La Stele degli Avvoltoi è una stele monumentale sumerica risalente al 2460 a.C. circa. Essa celebra la vittoria di Eannatum, sovrano di Lagash, sulla rivale città di Umma. Il suo nome deriva da alcuni avvoltoi scolpiti nella parte superiore.

Di essa purtroppo sono stati recuperati solo sette frammenti, nonostante questo, la stele riesce a colpire per la dinamicità della raffigurazione, restituendo all’osservatore un’immediata successione temporale degli eventi. Nel 1881 furono ritrovati i primi tre durante degli scavi a Telloh, antica città satellite di Lagash, nel sud dell’attuale Iraq. Altri tre frammenti emersero durante degli scavi del biennio 1888-1889. Un ultimo frammento, riconosciuto solo in un secondo momento come facente parte della stele, fu acquistato sul mercato delle antichità dal British Museum nel 1898. Il 29 dicembre 1932 si ricongiunse agli altri frammenti conservati al Louvre, al fine di ricostituire la massima parte possibile della stele. Il monumento, nella sua interezza, si presenta con un’altezza di 1.80 m, una larghezza pari a 1.30 m e uno spessore di 11 cm. Si costituisce di un unico blocco di calcare, dalla cima arrotondata e con rilievi scolpiti da entrambi i lati.

Il lato mitologico si snoda su due registri: il registro superiore, predominante sull’altro, mostra il dio Ningirsu: nella sinistra reca un esemplare di Anzû, un grifone con zampe leonine, a simboleggiare il potere del dio. La bestia mitologica trattiene con i suoi artigli una rete contenente i corpi nudi di alcuni uomini, simbolicamente i nemici di Lagash, catturati durante la battaglia e offerti in dono a Ningirsu, in cambio della sua benevolenza. Un uomo che tenta di scappare dalla rete viene colpito con lo scettro che il dio stringe nella mano destra. In secondo piano troviamo una figura femminile di modeste dimensioni, identificabile come la dea Ninhursag, madre dello stesso dio Ningirsu. Il registro inferiore, di più modesta fattura e mal conservato, in base alle ricostruzioni raffigura il dio Ningirsu su una biga: purtroppo nel frammento rinvenuto non si vedono gli animali che la trainano.

Il lato storico, più articolato, è diviso in quattro registri orizzontali. Il frammento della parte superiore riporta la scena degli avvoltoi che aleggiano su dei corpi senza vita, presumibilmente appartenenti ai soldati caduti della città nemica. Un secondo frammento mostra le truppe di Lagash che avanzano con lance e scudi, preceduti dal loro ensi. Nel terzo frammento è rappresentata la sconfitta definitiva dei nemici, rappresentati nudi, legati e ammucchiati. Il secondo registro propone nuovamente l’avanzare dell’esercito: Eannatum, vestito del tipico kaunakes, brandisce una lancia sopra un carro da guerra. Nel registro sottostante sono raffigurati i rituali successivi alla battaglia. Per prima la tumulazione dei nemici periti, ricoperti di terra: era uso lasciare il campo di battaglia occupato da questi tumuli, come monito per le future aggressioni da parte degli sconfitti. Nella scena accanto è rappresentata la vittoria: un sacerdote nudo esegue il rituale della libagione. Del quarto ed ultimo registro è stato ritrovato solo un frammento minimo, in cui si intravede soltanto una lancia impugnata da una mano e indirizzata verso la testa di un altro personaggio, probabilmente il re Eannatum contro lo sconfitto re di Umma. Le iscrizioni sulla Stele non si sono conservate nel migliore dei modi. Il testo cuneiforme, scritto in lingua sumera, riporta che la stele venne commissionata direttamente dall’ensi di Lagash. La particolarità di questa stele sta nel fatto di essere la prima a glorificare la figura si un sovrano vincitore, seppur subordinato al dio protettore della città.

Bibliografia

📖 Storia dell’Arte: le prime civiltà vol. 1 – AA.VV. – Electa – 2006
📖 La Grande Storia – vol. 4 Civiltà Mesopotamiche – National Geographic – 2019
📖 Storia Universale – vol. 1 – Rizzoli Larousse – 1973

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