La Piramide di Cheope

Conosciuta anche col nome di Grande Piramide di Giza o Piramide di Khufu, è la più antica delle sette meraviglie del mondo antico ed è l’unica pervenuta integra ai giorni nostri. Nello stesso sito si trovano la Piramide di Chefren, suo successore, la Grande Sfinge e della Piramide di Micerino, successore di Chefren.

Il complesso è stato riconosciuto come sito patrimonio mondiale dell’Unesco nel 1979. Prodigio dell’ingegneria, la Piramide di Cheope è la più antica e la più grande delle tre piramidi principali della necropoli di Giza.

Fu realizzata dall’architetto reale Hemiunu, intorno al 2560 a.C. e le dimensioni originarie sono state stimate intorno ai 147 metri di altezza. A causa dei fenomeni di erosione atmosferica e al violento terremoto che scosse la regione nel 1301 a.C., si è perso il rivestimento lapideo che la ricopriva: attualmente l’altezza è attestata attorno ai 138 metri. La base della piramide copre più di 5 ettari di superficie, formando un quadrato di circa 230,34 metri per lato. Impressiona la precisione dell’opera: i quattro lati della base presentano un errore medio di soli 1,52 cm in lunghezza e di 12″ di angolo rispetto ad un quadrato perfetto.

La Piramide è stata costruita sullo sperone dell’Altopiano di Giza che si affaccia sulla valle del Nilo. La composizione del terreno, prettamente rocciosa, ha fatto scegliere il sito come solido appoggio per costruirvi una struttura tanto imponente senza correre il rischio di crolli strutturali. Inoltre, una parte delle strutture interne della piramide furono scavate direttamente nella roccia viva sotto la base d’appoggio.

Per gli egizi la Piramide era la garanzia dell’immortalità del loro faraone, l’espressione della sua autorità nel suo regno e per essere efficace la costruzione doveva terminare prima della morte del faraone, il quale era molto più di un re: il Dio incarnato.

All’interno di essa non è stato però trovato né il feretro né il corredo funerario del faraone. E’ da segnalare che si assiste con frequenza al rinvenimento di tombe reali vuote perché profanate da tombaroli già nell’antichità. Questo mancato rinvenimento unitamente alla mancanza di decorazioni e di geroglifici all’interno delle stanze, ha incoraggiato una serie di teorie, seppur non accreditate dalla comunità scientifica e dagli egittologi, sul fatto che la piramide non ricoprisse la funzione di tomba e che esistesse una stanza segreta non ancora nota contenente la mummia del Faraone.

Numerose sono le fonti antiche che parlano delle piramidi di Giza: Erodoto di Alicarnasso nelle “Storie”, Diodoro Siculo nella “Bibliotheca historica”, Strabone di Amasea in “Geografia” e Plinio il Vecchio nella “Naturalis Historia”.

Bibliografia

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