La Paletta di Narmer

La Paletta di Narmer è una tavolozza monumentale utilizzata per pestare i pigmenti utilizzati nella cosmesi. Scolpita nello scisto verde, una tipo di pietra tendente a sfaldarsi facilmente in lastre sottili, risale al regno di Narmer, uno dei primi Faraoni d’Egitto.

Fu rinvenuta a Hierakompoli da James Edward Quibell, egittologo britannico, nel 1894.

La paletta si presenta scolpita in entrambe i lati della lastra: il registro superiore riporta due teste della dea Hathor rappresentata con volto umano e orecchie e corna bovine. Fra le due campeggia il serekht riportante il nome del Faraone Narmer.

Sul verso della tavolozza il Faraone è ritratto in piedi ed è proporzionalmente molto più grande delle altre figure della scena. Indossa la corona bianca del Basso Egitto e per come si svolge la scena si può interpretare che simbolicamente ne rappresenti la conquista: seguito dal portasandali, stringe con la mano sinistra un nemico inginocchiato di fronte a lui e con la mano destra sta per sferrare un colpo con la mazza. A completare la scena un falco, simbolo di regalità, intento ad arpionare il naso di un uomo barbuto e, nel registro inferiore, due nemici privi di vesti.

Nel recto della paletta le immagini sono divise su più registri: la parte superiore si presenta per lo più identica con le due teste della dea Hathor e il serekht, mentre lo spazio residuo è diviso in altri tre registri. Il primo riporta la marcia del Re, che adesso indossa la corona rossa del Nord, accompagnato dal visir e dal portasandali. Quattro portastendardi recano gli emblemi delle divinità e di fronte a loro giacciono i corpi di dieci nemici, decapitati, che custodiscono la propria testa fra le gambe. Questa scena assume il significato dell’affermazione del potere regio di Narmer. Nella parte centrale due animali fantastici dai colli esageratamente lunghi e snodabili si intrecciano a formare lo spazio in cui si doveva pestare il belletto. Queste fiere sono tenute in posizione da un guinzaglio trattenuto da due uomini barbuti. La raffigurazione del recto si conclude con l’ultimo registro, riportante un toro dalle grandi corna lunate. Esso calpesta un nemico e a testa bassa colpisce le mura di una città in assedio, simboleggiando la regalità vittoriosa. Il reperto è conservato al Museo Egizio de Il Cairo.

Bibliografia

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