La Palestra Grande di Pompei

A fianco dell’Anfiteatro si trova la Palestra Grande di Pompei, costruita nel I secolo a.C. perché ai giovani pompeiani mancava un adeguato spazio dove effettuare la ginnastica. Essi erano evidentemente costretti a usufruire della piccola palestra presente nelle Terme Stabiane, chiamata Palestra Sannitica. L’importanza di questi luoghi crebbe durante l’epoca augustea, poiché divennero veri e propri centri di propaganda imperiale, in quanto i giovani, riuniti in collegi chiamati collegia iuvenum, potevano aggregarsi ed essere meglio formati sull’ideologia politica augustea.

 

A pianta rettangolare (141×107 metri) è dotata di piscina e racchiusa dentro un alto muro merlato dotato di dieci porte. La strada che lambisce la struttura è insolitamente larga e fiancheggiata da enormi platani. Le facciate interne ed esterne sono semplicemente adornate da semicolonne, architravi e frontoni con capitelli modanati poco elaborati. L’interno è circondato dal portico che su tre lati conta trentacinque colonne (S, N, E), mentre quarantotto sull’ultimo (O). Ad oggi si possono vedere tracce di piombo fuso negli interstizi di alcune colonne; questo perché molte di queste vennero gravemente lesionate dal terremoto del 62 d.C. e non ci fu il tempo di stuccarle e intonacarle. I capitelli in tufo sono compositi ed elaborati: foglie di acanto nella fascia inferiore e volute ioniche nel registro superiore.

Il piano del portico è sopraelevato e per scendere nell’arena bisognava percorrere quattro piccole gradinate ai lati, oppure un’unica e ampia scalinata al centro. Questo passaggio è collegato con un vano più grande rispetto ad un altro sul lato sud: al posto delle colonne ci sono due pilastri a cui sono addossati semicolonne che immettono in un ambiente con un piccolo basamento. Qui è probabile che ci fosse la statua di un dio, protettore forse della palestra, o magari quella di Augusto, che aveva istituito il collegio.

Al centro della struttura sorge come detto la piscina (natatio) eccezionalmente vasta e, come si fa oggi, costruita in declivio con una profondità minima di 1 metro ed una massima di 2,60 metri; veniva quindi riempita grazie ad un castellum posto allo sbocco del vicolo occidentale.

 

Sulle pareti del portico, e in parte sui fusti delle colonne, ci sono consistenti tracce della decorazione pittorica in terzo stile. A ciò si aggiunge che i frequentatori erano soliti lasciare memoria del loro passaggio tramite iscrizioni graffite. Proprio come oggi, era pratica comune scrivere con riferimenti agli amori, alla politica o alla vita quotidiana.

Si trovano improperi come “alla malora Casellius”, oppure “il soldato della VII legione… a cui le donne non seppero resistergli”, per finire con veri e propri insulti come “Iucundus caca male”.

All’interno della Palestra Grande sono stati trovati gli scheletri di diciassette persone, mentre altre diciotto erano ammassate all’interno della latrina, molte delle quali con indosso oggetti personali tra cui monili in oro, argento e bronzo.

Bibliografia

📖 E. La Rocca, M. de Vos, A. de Vos, Pompei, Mondadori, Milano 1981.
📖 A. Maiuri, Scavo della “Grande Palestra” nel quartiere dell’Anfiteatro, in “Notizie scavi”, 1939, pp. 165-228.

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