La nuova Soprintendenza Nazionale per la Tutela del Patrimonio Subacqueo

Il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini ha reso noto il nuovo regolamento di riorganizzazione del MIBACT (03/12/2019). Tra le novità introdotte, vi è l’istituzione di dieci soprintendenze tra cui una dedicata alla tutela del Patrimonio Subacqueo.

La Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Subacqueo avrà sede a Taranto e sarà dotato di altri due centri operativi dislocati a Napoli e a Venezia per poter monitorare, rispettivamente, il Mar Tirreno e il Mar Adriatico. L’istituzione svolgerà operazioni di coordinamento delle ricerche dell’intero tratto peninsulare (oltre 8.000 km di costa), di salvaguardia e di valorizzazione del Patrimonio Culturale Subacqueo, secondo la ratifica italiana (2009) delle disposizioni della Conferenza Generale dell’UNESCO (2001).

Prima dell’introduzione di questa nuova istituzione, era compito del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali (MIBAC, a cui è stato aggiunto il Turismo con la LEGGE 24 giugno 2013, n. 71), svolgere attività di tutela e valorizzazione usufruendo della collaborazione delle Forze dell’ordine e di nuclei speciali quali il Tutela del Patrimonio Culturale e il Nucleo Sommozzatori del Comando Carabinieri, il Nucleo Sommozzatori del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Sassari, coadiuvati dalle Capitanerie di porto e supportati, inoltre, dalle associazioni di volontariato.

In passato varie regioni hanno cercato di sopperire alla mancanza di un’istituzione nazionale che fornisse supporto e sostegno alle ricerche e alla tutela del patrimonio sommerso. Si pensi che dal 1994 è attivo per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Ferrara e Reggio Emilia, il Nucleo Archeologico Subacqueo che, oltre dell’aiuto dei Nuclei speciali dei Carabinieri, collabora con le amministrazioni locali e gli istituti universitari, seguita poi dalla Liguria che nel 1997 ha costituito il primo Nucleo di Archeologia Subacquea, trasformato nel 2001 in Servizio Tecnico di Archeologia Subacquea (STAS) che offre supporto tecnico-scientifico indispensabile per il monitoraggio e verifica richiesta dai funzionari responsabili del territorio, e che si occupa, inoltre, del censimento sistematico oltre alle tutela e salvaguardia dei beni archeologici e storico-artistici sommersi.

La prima Soprintendenza del Mare, invece, è stata ratificata in Sicilia, regione a statuto speciale, tramite la legge finanziaria regionale 2004, apice di un percorso iniziato nel 1999 con l’istituzione del G.I.A.S.S. (Gruppo d’Indagine Archeologica Subacquea Sicilia), evolutosi nello S.C.R.A.S. (Servizio Coordinamento Ricerche Archeologiche Sottomarine).

Proprio a questo modello, a lungo diretto dall’archeologo subacqueo e paleontologo Sebastiano Tusa, sembra si sia ispirato l’attuale ministro. La Sardegna, anch’essa regione a statuto speciale, inoltre, istituì nel 2006 il Servizio per l’Archeologia Subacquea della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Sassari e Nuoro con due sedi operative a Sassari e Olbia.

La necessità di un’istituzione nazionale era, dunque, sentita dalle regioni, essendo l’Italia una penisola, come ha ricordato lo stesso ministro Franceschini, e richiesta a gran voce dagli stessi professionisti dell’Archeologia Subacquea.

Per gennaio 2020 è prevista la pubblicazione del bando per concorrere al ruolo di Soprintendente della sede di Taranto e ci si augura che finalmente l’Archeologia Subacquea italiana, nata a metà del Novecento in Italia, grazie alla genialità di Nino Lamboglia, e in Francia, possa occupare nel panorama culturale nazionale ed internazionale il posto che si merita.

Bibliografia

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