La navigazione

É difficile stabilire con certezza quando l’uomo iniziò a esplorare la vastità del mare, in quanto i fattori che incidono sulla scelta delle vie di comunicazione da utilizzare sono vari.

La conformazione morfologica dei territori e la componente climatica influiscono sulle modalità e sull’espansione dell’organizzazione viaria, sulla valutazione delle vie principali da utilizzare, sulla scelta della tipologia di trasporto e della durata del viaggio. L’organizzazione politica e l’avanzamento tecnologico, inoltre, svolgono un ruolo determinante.

I primi trasporti per via marittima o fluviale si effettuavano a nuoto o con dei galleggianti, ricavati da orci di pelle gonfi d’aria. L’utilizzo di pelli rigonfie d’aria applicate sotto una piattaforma in legname fu anche il principio della realizzazione della prima elementare imbarcazione, la zattera, impiegata sia per gli spostamenti fluviali sia per l’attraversamento di brevi tratti di mare, effettuando una navigazione di cabotaggio (IX a. C.).

Queste imbarcazioni, col tempo, iniziarono a differenziarsi in base al tipo di navigazione, fluviale o marittima, in base alla quantità e alla tipologia di merci da trasportare. Presentavano lo scafo stretto e allungato, mostrando un rialzamento accentuato alle due estremità, e prevedevano l’utilizzo dei remi per gli spostamenti.

La più antica testimonianza archeologica che ci rivela qualche dettaglio sulla tecnologia navale risale al Paleolitico Superiore (da 36.000 a 10.000 anni fa). L’oggetto ritrovato, databile a prima del VII secolo a.C., consiste in una costa ricavata dal palco di una renna, scoperta in una cittadina della Germania settentrionale di nome Husum. Essendo la costa un elemento trasversale del fasciame esterno, suggerisce un certo grado di sviluppo nelle tecniche navali e, di riflesso, ci mostra l’abilità acquisita dai navigatori.

Nel Paleolitico (10.000 – 3.500 anni fa), invece, il mare si afferma come una ordinaria via di comunicazione, a dimostrazione dell’importanza connessa tra il traffico marino e quello commerciale.

Il rapporto delle civiltà antiche con il mare non ha avuto una evoluzione crescente. Ai pericoli legati alla navigazione, infatti, si aggiunsero quelli esterni, legati alla pirateria. Per eludere la pericolosità dei pirati e per rendere le rotte marittime, per quanto possibile, prive di rischi, tra il IX e VII secolo a.C. si iniziarono a fondare degli empori in luoghi strategici, in modo da poter usufruire di una base d’appoggio sui territori stranieri a supporto delle attività commerciali.

Bibliografia

📖 Città e porti dall’Antichità al Medioevo – A. Augenti – Carocci Editore – 2013
📖 La navigazione nel mondo antico – O. Hockmann – Garzanti – 1988
📖 Archeologia Subacquea – C. Moccheggiani Carpano- Fratelli Palombi Editori – 1986
📖 Culture marinare nel Mediterraneo centrale e occidentale fra il XVII e il XV secolo – Claudio Giardino – Bagatto Libri – 1999

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