La Farinata Cartaginese di Catone

La ricetta presentata in questa puntata di InTaberna è definita dalle fonti latine Puls Punica e la sua preparazione è descritta nel De Agri Cultura (LXXXV) di Catone Il Censore.

Di Marco Porcio Catone ci sono giunti vari ritratti, come quello realizzato da Livio nei suoi Libri Ab Urbe Condita (XXXIX, 40). Nei passi liviani Catone viene descritto come un uomo dall’ “ingegno multiforme”, che possedeva tutte le qualità essenziali al cittadino e politico romano, dallo spirito guerresco alla conoscenza giuridica e l’abilità oratoria. Livio cita positivamente il ligio rispetto del mos maiorum da parte di Catone, che descrisse come un uomo estremamente avverso alle ricchezze e alle ostentazioni che andavano diffondendosi a Roma in seguito ai successi militari e all’espansione nel Mediterraneo, specialmente ad Oriente.

Nonostante la sua origine plebea fece carriera politica grazie alla protezione dell’antica gens conservatrice dei Valerii e pertanto fu un fiero avversatore del circolo degli Scipioni e della loro politica filo-ellenistica. Catone viene definito  dallo storico patavino un uomo “di carattere difficile, di lingua tagliente e fin troppo libera”, che si procurò molti nemici nel corso della sua lunga vita. Indubbiamente, per i posteri, legò il suo nome alla sua attività di censore (carica ricoperta nel 184 a.C.), tramite la quale attaccò i costumi della nuova nobiltà romana tentando di restaurare abitudini più austere e frugali.

Fu un autore prolifico ma delle sue numerose opere letterarie solamente il De Agri Cultura ci è giunto nella sua interezza. Il trattato è composto da 162 capitoli complessivi, che descrivono un’enorme eterogeneità di argomenti connessi alla vita dei campi. Non è un caso che Catone abbia dedicato un’opera a tale attività, poiché la frugalità e l’agricoltura erano considerate le attività più consone al mos maiorum delle origini, in opposizione alle raffinate ostentazioni e agli interessi commerciali della nuova nobiltà dei suoi tempi (II sec a.C.). Come si evince dalla prefazione dunque il trattato diviene per Catone un manifesto per sponsorizzare l’esempio di vita ideale del “vir bonum”, ovvero dell’uomo buono, l’unico vero e giusto cittadino romano: semplice ma al tempo stesso virtuoso. I temi spaziano dunque a tutti gli aspetti della vita del cittadino romano, dalla corretta gestione dei campi agli aspetti religiosi connessi all’attività agricola. Tra essi dunque non possono mancare riferimenti a pietanze tipiche, ovviamente improntate all’essenzialità, sia nella preparazione che negli ingredienti (a dispetto ad esempio delle ricette di epoca imperiale di Apicio), conformemente ai mores. 

Gli ingredienti necessari per preparare la ricetta di oggi sono:

  • 100 gr. di farina o di farro;
  • 300 gr. di cacio;
  • 50 gr di miele;
  • 1 uovo.

Tra le varie ricette giunte fino a noi quella della farinata cartaginese è tra le più saporite, nonostante la semplicità della sua preparazione. In principio si mette in acqua la farina o il farro, dato che il termine alica si riferiva indubbiamente in origine a farro triturato, per poi passare probabilmente ad indicare anche la farina di grano. Durante la cottura vi si aggiunge il cacio grattugiato, il miele e un uovo crudo, per poi andare a “risottare” il tutto.

Per la realizzazione di questo piatto, il nostro Archeocuoco Samuele ha utilizzato il Farro Perlato Probios e il Miele La Fontana.

Bibliografia

🏺 Catone, De Agri Cultura
🏺 Livio, Ab Urbe Condita
📖 Jori, Panem et circenses, Cibo, cultura società nella Roma antica, Nuova Ipsa editore, Palermo, 2016.

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