La dieta dell’uomo mesopotamico

Rispetto a molte altre zone, anch’esse abitate già dall’Antichità, la Mesopotamia godeva di un clima e di risorse naturali molto favorevoli per l’agricoltura e l’allevamento. Questi elementi, oltre ad influenzare positivamente l’economia mesopotamica, favorivano l’approvvigionamento di numerosi alimenti, rendendo molto florida e ricca l’alimentazione del tempo.

Per quanto riguarda le culture cerealicole, orzo e frumento detenevano il monopolio delle coltivazioni.

Negli orti potevamo trovare aglio, cipolle e porri di diverse varietà, mentre le rape erano meno diffuse. Erano presenti anche versioni arcaiche di melanzane e zucche.

Le leguminose erano molto diffuse nelle varietà che tuttora consumiamo: fagioli, lenticchie, piselli, ceci e fave.

In alcune zone, ove disponibili, erano consumati anche funghi e tartufi.

Di frutta invece avevano a disposizione solo datteri, mele e pere oltre a fichi, melograni e uva.

Per cucinare e condire le pietanze venivano utilizzati alcuni grassi: oltre all’olio di semi di sesamo, troviamo anche strutto, sego e burro di origine animale.

I piatti venivano insaporiti dalle spezie, molto diffuse nell’uso quotidiano. Il sale era conosciuto ma non utilizzato quanto la senape, il cumino, il coriandolo e i semi di finocchio e di lino.

In questa dieta erano presenti anche dei dolcificanti di origine naturale, come il miele e lo zucchero di palma.

Per quanto riguarda le carni, l’allevamento assicurava la disponibilità di maiali pecore e capre. Le fonti attestano alcuni tentativi di addomesticamento anche di antilopi e cervi, ma con scarsi risultati. L’attività venatoria era praticata e la selvaggina era considerata molto prelibata. Fra i volatili presenti nelle abitudini alimentari dell’epoca rammentiamo oche, anatre, pernici e galline.

Un animale insolito ma consumato abitualmente per il ricco apporto di proteine era la locusta.

Per quanto riguarda invece il pesce, che fosse di palude o di mare, veniva  essiccato e conservato per un uso differito, magari in un periodo dell’anno in cui la terra poteva essere meno generosa. Laddove disponibili, venivano consumati anche crostacei, frutti di mare e tartarughe.

Parlando delle lavorazioni del pesce, occorre ricordare anche il shiqqu, una salamoia ottenuta con avanzi di pesce, crostacei e cavallette, assimilabile al successivo garum romano.

La bevanda che non mancava mai sulle tavole mesopotamiche era la birra, ottenuta dalla fermentazione dell’orzo. Per capire quanto questa bevanda fosse presente nella quotidianità dei sumeri, ricordiamo che nel loro pantheon era presente la dea Ninkasi, divinità della birra.

Bibliografia

📖 Commensality and ceremonial meals in the Neo-Assyrian period – Stefania Ermidoro – Edizioni Ca’ Foscari – 2015
📖 Textes culinaires Mésopotamiens – Jean Bottero – Eisenbrauns – 1995

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