La correlazione Giza-Orione

L’interesse per la scienza astronomica della Civiltà Egizia prende campo alla fine del Settecento, quando l’equipe scientifica al seguito dell’esercito napoleonico si soffermò sulle rovine della Valle del Nilo.

Le testimonianze astronomiche rinvenute nelle aree archeologiche vennero importate nella patria natia con precisi intenti anticlericali, fomentati dal contesto illuministico post rivoluzionario. Questa interpretazione delle conoscenze celesti degli antichi risultò infondata quando, nel 1822, J.F. Champollion decifrò la scrittura geroglifica, portando alla luce i veri significati dei documenti astronomici rinvenuti.

Successivamente, intorno agli anni novanta del novecento, fu avanzata un’ipotesi molto discussa che correlava la costruzione e l’orientamento della necropoli di Giza con le stelle della Cintura di Orione.

Nota come correlazione Giza-Orione, questa teoria si fonda sulle conoscenze che abbiamo circa la sfera religiosa di quel periodo: le stelle della costellazione di Orione, infatti, erano associate dagli egizi ad Osiride, il dio della resurrezione, mentre Sirio alla sua sposa, la dea Iside.

Secondo questa versione il fiume Nilo rappresenterebbe la Via Lattea e le tre piramidi sarebbero disposte esattamente come le tre stelle centrali della costellazione di Orione: Alnitak, Alnilam e Mintaka.

Inoltre, i fori che dalle Camere del Re e della Regina che affacciano all’esterno della Piramide, sarebbero disposti con una pendenza tale da inquadrare esattamente, rispetto a come si presentava il cielo a quel tempo e tenendo conto del moto di precessione, le stelle a loro dedicate. Queste aperture avrebbero permesso all’anima del Faraone, figlio degli Dei e delle stelle, di ricongiungersi a loro dopo la morte terrena.

Bibliografia

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