La Colonna Traiana

La famosissima colonna coclide istoriata si innalza nel Foro di Traiano, nei pressi della basilica Ulpia, nella città di Roma. Essa rappresenta il punto più avanzato della tradizione di celebrare e narrare eventi disponendo le immagini in serie continua.

Alta cento piedi romani (in tutto 39,86 metri di altezza), essa di compone di 18 blocchi monumentali di marmo di Carrara che vanno ad aggiungersi all’alto piedistallo, al capitello di ordine dorico riadattato e l’abaco.

Inaugurata nel 113 a.C., il fregio che si dispiega spiraliforme partendo dal basso verso l’alto commemora le guerre di Dacia avvenute tra il 101-106 a.C. Le storie narrano certamente le tappe più importanti della campagna, ma quel che più si doveva mostrare e ricordare era il grande imperatore che fu Traiano, le quali ceneri riposavano nella medesima colonna.

Per i temi scelti e per la modalità di racconto, l’iconografia sicuramente si doveva ispirare alle tavole dipinte che sfilavano insieme all’esercito durante il trionfo. Vengono perciò mostrate le battaglie principali insieme a episodi di gusto narrativo inerenti alla logistica e spostamenti delle truppe, costruzioni di accampamenti insieme ad avvenimenti politici riguardanti la campagna.

Le immagini sono ricche di particolari e sono sempre caratterizzate da elementi naturali che definiscono il paesaggio dove si svolgono le principali azioni, nonché si trovano anche riferimenti temporali inerenti alle stagioni. I rilievi sicuramente vennero colorati e completati con armi in bronzo ora irrecuperabili.

Traiano compare innumerevoli volte, lo si può riconoscere grazie ad espedienti come la convergenza degli sguardi dei protagonisti della scena di turno, oppure quando è posto in testa alla colonna in marcia, sacrifica agli dei delle libagioni, parla alle truppe, assedia città o riceve la sottomissione dei barbari.

Le scene quasi sempre sono caratterizzate da un ritmo espressivo e calzante, questo rafforza il messaggio che deve trasmettere l’iconografia: la virtus – nonché il valore dell’esercito romano. Note drammatiche come i supplizi inflitti alle popolazioni straniere sono intervallate da scene di grande patetismo, solennità o gaiezza.

I corpi scultorei dei soldati romani risaltano sulle teste mozzate dei guerrieri nemici, così come la solennità e l’ordine dell’imperatore e dei generali contrasta con le line oblique e caotiche dell’esercito avversario che si sottomette alla fine della prima campagna.

Lo stile che caratterizza le scene  è nuovo: il forte realismo che caratterizza tutto il fregio elicoidale viene coniugato con varietà d’espressione e chiarezza d’immagine. L’arte plebea voleva, infatti, una narrazione pratica e immediata, tesa alla restituzione degli avvenimenti senza tanti riguardi verso il naturalismo d’estrazione ellenistica. Eppure, come già evidenziato, questa rappresentazione non si può definire plebea poiché la varietà di gesti, espressioni e costruzioni dello spazio scenico non rendono l’immagine statica e troppo semplicistica.

Ad oggi l’attribuzione rimane ancora una questione spinosa: il Maestro delle Imprese di Traiano proposto da Bianchi Bandinelli trova in disaccordo Becatti, il quale propone il Maestro delle Imprese di Marco Aurelio. Si immagina che un cantiere di questa portata richiedesse un enorme sforzo di collaborazione tra architetti, scultori e capocantiere. A quest’ultimo era da attribuire la paternità dell’idea generale dell’opera.

Bibliografia

📖 R. Bianchi Bandinelli, Roma, “L’arte al centro del potere (dalle origini al II secolo d.C.”, vol. 1, Milano, 2005.
📖 S. Settis, “La Colonna Traiana”, Torino, 1988.
📖 http://www.treccani.it/enciclopedia/colonna

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