La città-stato e la città-tempio

La forma statale diffusa nella Mesopotamia proto-dinastica fu quella della città-stato: si trattava di un grande centro fortificato che aveva sotto la sua influenza un territorio più o meno esteso e confinante con i possedimenti di una città vicina.

Fra le varie realtà ci furono anche alcune eccezioni, come lo stato di Lagash che era composto dall’unione di tre città: Girsu, Nina e Lagash stessa. È rimasta traccia anche di leghe fra città, ma il modello di città-stato è senza alcun dubbio il fondamento della struttura politica della regione meridionale dell’alluvio mesopotamico.

A direzione di ogni città-stato vi era un sovrano, che a seconda della zona riportava una titolatura diversa. Le fonti di quel periodo riportano infatti tre fattispecie di figura direzionale: en, ensi e lugal. Tradizionalmente è stata data un’interpretazione cronologica di questa discriminante.

L’en era la forma monarchica più arcaica e a capo della prima città, Uruk, viene ritenuta più strettamente connessa all’ambito templare e al potere teocratico. Questa preminenza a carattere religioso nella figura dell’en viene rafforzata dal fatto che i nomi di molte divinità sono composti a partire proprio dalla radice en-: ne sono alcuni esempi il dio Enlin e il dio Enki.

Alla sfera templare viene contrapposta quella militare del lugal, esponente di una regalità laicizzata e localizzata più a nord. Il termine è facilmente traducibile perché composto da due ideogrammi: gal, ovvero “grande” e lu, ovvero “uomo”. Il relativo pittogramma è rappresentato da un uomo con la corona in testa. Si può quindi definire i confini di questa terminologia utilizzando l’espressione “grande uomo”, ovvero un uomo fra gli uomini che emerge da questi ultimi per determinate doti. A suffragare l’opposizione della sua regalità laica a quella templare, vi è il fatto che il palazzo dove egli risiede, egal ovvero grande casa, si costituisce come alternativa del tempio, sia dal punto di vista fisico che amministrativo.

In ultima analisi, l’ensi sarebbe stato strettamente vincolato alla sola città di Lagash. Nell’ambito di questa regalità il capo della comunità è anche amministratore dei beni del tempio e del dio poliade. Si assiste quindi all’evoluzione da città-stato a città-tempio: l’ensi e la sua famiglia erano considerati la rappresentazione terrena del dio. Il termine viene quindi tradotto come “governatore”, in quanto detentore dell’amministrazione dei beni divini.

Nei secoli successivi, il titolo di ensi verrà utilizzato per indicare i governatori provinciali della Mesopotamia riunificata sotto l’egida dei re di Ur. Questa generalizzazione risulta però miope di alcuni fattori che ci suggeriscono che la situazione fosse ben più complessa e articolata di quanto le fonti ci abbiano riportato.

Bibliografia

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