La Casa del Fauno a Pompei

La Casa del Fauno è situata su Via della Fortuna e occupa quasi completamente la Insula 12 della Regio VI, per una superficie di circa 40 x 110 metri. Deve il suo nome ad una statua in bronzo posta nell’impluvium, raffigurante un satiro danzante, erroneamente interpretato come fauno.

Per quanto riguarda la datazione si può dire che, ad una prima costruzione della casa risale al III secolo a.C., ne seguì un ampliamento nel II secolo a.C.. La casa venne totalmente ricostruita: il piano di calpestio venne alzato di circa un metro e la superficie abitabile fu aumentata a 2970 mq. Con l’occasione venne aggiunto un secondo peristilio, sintomo di ostentazione di ricchezza e di potere. Risale invece al I secolo a.C. la zona del bagno e dei servizi.

La sua esplorazione avvenne a partire dall’inizio del XIX secolo e in più riprese. I numerosi mosaici rinvenuti sono stati asportati al fine di preservarne la conservazione e oggi sono esposti al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. All’interno della domus furono rinvenuti numerosi oggetti in oro ed argento, tra cui un particolare bracciale, a forma di serpente. Caratteristica distintiva dell’ingresso, sostenuto da pilastri in tufo, è la scritta Have. Oltre al suo valore artistico, questo mosaico è importante in quanto ci testimonia la conoscenza della lingua latina del proprietario: difatti, a Pompei al tempo era parlata la lingua Osca.

Il vestibolo si presenta pavimentato in opus sectile, nel quale troviamo alternati triangoli in marmo e pietra calcarea.

L’atrio principale è di tipo tuscanico, ovvero caratterizzato dall’assenza di colonne. L’impluvium presenta una caratteristica: venne realizzato non in tufo, come di consueto, ma in tufo. Al centro della vasca si staglia una copia della celebre statua in bronzo, il cui originale è conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Nel tablino, cui si accedeva dall’atrio principale, fu rinvenuto lo scheletro di una donna con indosso denari e gioielli, che sicuramente voleva salvare dall’eruzione. Il tablino non è l’unico ambiente della domus in cui sono stati ritrovati i corpi delle vittime dell’eruzione: nella stalla, infatti, sono stati rinvenuti i resti di alcuni uomini e di alcuni buoi.

Il secondo atrio, tetrastilo, presenta quattro colonne. Intorno ad esso si aprono diversi ambienti di servizio. La casa vantava anche un piccolo tepidarium e calidarium ad uso privato.  Il peristilio più piccolo è ornato da 28 colonne ioniche, in sostituzione di quelle originali doriche. I due peristili sono divisi da un’esedra, un incavo semicircolare, la cui pavimentazione è un mosaico raffigurante la Battaglia di Isso tra Alessandro e Dario, copia del famoso dipinto di epoca greca, eseguito dal pittore. Nella stessa esedra si trova un mosaico raffigurante scene nilotiche, caratterizzate da ippopotami e coccodrilli, oltre a stucchi in primo stile.

Il peristilio più grande si presenta con una superficie di 45 x 40 metri: è circondato da un doppio ordine di 48 colonne doriche, rivestite in stucco e alte circa 4 metri. Questo ambiente si presenta finemente decorato da mosaici e presenta, sul lato sinistro, alcune nicchie utilizzate per il culto domestico. Ci ha restituito anche molti pezzi di pregio: candelabri in bronzo, treppiedi e una statua del Genio.

Bibliografia

📖 Pompei: i giorni della fine del mondo – Alberto Angela – Rai Libri – 2019
📖 Pompei e i pompeiani – Marc Monnier – Osanna Edizioni – 2015
📖 Pompei: vita quotidiana in una città dell’Antica Roma – Mary Beard – Mondadori – 2018
📖 Pompei ed Ercolano: fra case e abitanti – Amedeo Maiuri – Giunti Editore – 1998
📸 Concessione del Parco Archeologico di Pompei

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