La cannabis nel Tempio di Arad

Circa 35 miglia a sud di Gerusalemme, in un sito archeologico nel deserto del Negev noto come Tel Arad, gli archeologi che hanno scavato un antico santuario ebraico hanno trovato tracce di cannabis bruciata e incenso su una coppia di altari calcarei.

La ricerca da cui veniamo a conoscenza di questi sviluppi è pubblicata sul giornale dell’Università di Tel Aviv; e getta nuova luce sull’uso degli altari di Arad dell’VIII secolo e sulle offerte di incenso e cannabis a Giuda durante l’Età del Ferro. Infatti Tel Arad è il primo luogo in cui entrambe le sostanze sono state esaminate con successo.

Sebbene l’utilizzo degli incensi fosse già documentato, il ritrovo della cannabis è stato una sorpresa, ed è la prima prova nota di sostanza allucinogena trovata nel Regno di Giuda. Sull’altare minore oltre ai residui di resina di cannabis era presente anche sterco animale; mentre su quello maggiore sono stati ritrovati residui di franchincenso, una resina aromatica ricavata da alcune specie del genere Boswellia e utilizzato nell’incenso e nei profumi. Il grasso e lo sterco venivano utilizzati per favorire il raggiungimento della temperatura necessaria per l’incenso e per la cannabis, rispettivamente 260° e 150° gradi.

Sull’altare minore sono stati rilevati residui di cannabidiolo (CBD), di Δ9-tetraidrocannabinolo (THC) e cannabinolo (CBN). I cannabinoidi si formano naturalmente solo nelle piante di cannabis. La Cannabis sativa, inoltre, contiene diversi tipi di fitocannabinoidi. I cui due principali sono l’acido cannabidiolico (CBDA) e l’acido Δ9-tetraidrocannabinolico (THCA). Se riscaldati, CBDA e THC decarbossilano in CBDA e THCA. Solo il THC decarbossilato può causare effetti psicoattivi nell’uomo. Pertanto, è necessario calore per rilasciare i composti attivi, in modo che possano essere inalati, da qui la necessità di bruciarli.

Sembra che l’uso della cannabis sull’altare di Arad abbia avuto un deliberato ruolo psicoattivo. L’uso frequente di materiali allucinogeni per scopi di culto nel Vicino Oriente antico è ben noto e risale già alla preistoria. Nel Levante e nei suoi dintorni esperienze paragonabili si ritrovano in Grecia, nel culto filisteo nella pianura costiera meridionale di Israele, a Cipro e nel culto estatico minoico.

Ma da dove proveniva la cannabis ritrovata ad Arad? L’analisi dei campioni prelevati da entrambi gli altari ha evidenziato la mancanza di semi di cannabis o resti di polline. Questo suggerisce l’importazione della sostanza da luoghi lontani, sotto forma di resina essiccata (comunemente nota come hashish). A rafforzare questa supposizione giunge la mancanza di prove archeologiche di semi di cannabis o resti di polline nei contesti archeologici nel Vicino Oriente antico, a differenza della Cina nordorientale o della Russia sud-orientale, dove tutte le parti della pianta e del seme di cannabis sono state trovate in diversi siti archeologici.

La cannabis è stata a lungo apprezzata per la sua capacità di produrre effetti psicoattivi sull’uomo. Le osservazioni antropologiche dimostrano l’uso a scopo ricreativo e medico. Oltre alla Cina e alla Russia, sopra menzionate si possono citare:

  • la tribù Gaddi dell’Himalaya occidentale;
  • il regno di Buganda in Africa;
  • il villaggio di Khanabad in Pakistan;
  • il gruppo etnico dei Tenetehara in Brasile;
  • la popolazione dei Sotho in Africa.

La Bibbia si riferisce solo all’incenso per la sua gradevole fragranza, bruciato nel Tempio di Gerusalemme per il suo aroma gradevole. La presenza di cannabis ad Arad testimonia l’uso di sostanze che alterano la mente come parte dei rituali di culto in Giuda. Le piante rilevate in questo studio possono servire come fonte extrabiblica per identificare l’incenso usato nelle pratiche settarie non solo ad Arad ma anche a quelle di Giuda, compresa Gerusalemme.

Bibliografia

💻 https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/03344355.2020.1732046

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