Il Tempio di Giove Capitolino

Il tempio dedicato al padre degli dei fu eretto alla fine del VI secolo a.C., nella parte meridionale del Campidoglio per volere di Tarquinio Prisco. Vista l’importanza del dio e in base ai resti delle fondazioni ancora oggi visibili, gli studiosi hanno dedotto che il tempio doveva essere il più grande dell’intera area con i suoi 53 x 62 metri quadrati.

Si alzava su un alto podio e probabilmente si presentava esastilo, cioè con 6 colonne sulla fronte, e circondato da colonne su tre lati. L’interno aveva un profondo pronao con tre celle: vi si poteva pregare la triade capitolina composta da Giove, padre degli dei, Giunone sua sposa e Minerva. Si può capire che per l’importanza il santuario era ricco di statue e fregi che ne adornavano gli interni. Dalle fonti apprendiamo infatti che la statua dedicata a Giove scolpita dell’artista greco Apollonio nel 65 a.C. era crisoelefantina; questo voleva dire che il monumento venne stato realizzato con la tecnica che prevedeva le membra in avorio e tutti gli altri elementi ricoperti da lamine d’oro sbalzate. Sicuramente da questa statua, che doveva in qualche modo ispirarsi allo Zeus in trono di Olimpia, vennero dedotte moltissime copie, una delle quali oggi la si può ammirare ai Musei Vaticani.

Sulla sommità dell’edificio svettava anche una quadriga in terracotta guidata dallo stesso Giove donata nel 296 a.C., e poi sostituita con una bronzea nel III secolo a.C., insieme a una lupa di bronzo significante il Lupercale.

Con i resti della decorazione scoperti nel 2004 si è ipotizzato che le travi di legno e parte dei muri dovevano essere ricoperte da ceramica policroma riccamente ornata. Lo stile utilizzato – detto secondo stile – divenne ben presto famoso e influenzò la lavorazione fittile dell’intera penisola. Una volta usciti dal tempio ci si trovava nella nella grande piazza antistante che ospitava diversi altri templi (Ops e Fides) e statue importanti (il tirannicida Aristogitone). Era chiamata Area Capitolina e venne eretta sopra il materiale di scarto della vecchia decorazione del tempio.

Essendo uno degli edifici principali, nel corso del tempo ci furono molti interventi di restauro e abbellimento; ne conosciamo alcuni: Silla lo ricostruì in pietra dopo che venne distrutto da un grande incendio nel 83 a.C., Augusto lo fece restaurare, mentre Vespasiano lo dovette ripristinare dopo un incendio scoppiato nel 69.

Durante il 455 il tempio venne brutalmente saccheggiato dai Vandali di Genserico e da quel momento in poi perse gradualmente rilevanza. Parte del colle in seguito franò e la demolizione da parte dei cristiani fu inevitabile.

Bibliografia

📖 L’arte dell’antichità classica, R. Bianchi Bandinelli, M. Torelli, Torino, Utet 1976.
📖 Il tempio di Giove e le origini del Colle capitolino, a cura di M. Albertoni, I. Damiani, Roma, Electa 2008.

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