Il restauro di Illeta dels Banyets

I resti archeologici della Illeta dels Banyets documentano una continua attività umana dell’area dal periodo del Neolitico fino al XVI secolo. Per documentare le differenti fasi del sito, si decise di scavare solo alcune delle aree fino al periodo più antico. Attraverso le distinte fasi storiche, infatti, si possono ricostruire i diversi processi evolutivi subiti nel corso del tempo.

La prima testimonianza dell’occupazione del sito rimonta alla preistoria, testimoniata dal ritrovamento di una capanna di pianta ovale. Nell’Età del Bronzo, l’abitato si ampliò giustificando la presenza di due grandi cisterne scavate parzialmente nella roccia, nuove strutture abitative e diverse sepolture.

Nell’Epoca Iberica (IV – III a. C.) si sviluppò un importante villaggio che, attraverso la presenza di edifici destinati all’interscambio commerciale, si può interpretare come un emporium. L’ultima fase risale all’Epoca Romana (I – II d. C.) alla quale appartiene la villa, il piccolo complesso termale, che sorse sopra le fondazioni del villaggio iberico abbandonato.

Le prime campagne di scavo degli anni ’30 portarono alla luce livelli corrispondenti dall’Età del Bronzo fino all’epoca romana imperiale. Sfortunatamente, dopo lo scavo non si presero le giuste precauzioni per la preservazione dell’integrità del sito e per questo motivo l’area archeologica ha subito l’erosione eolica e marittima.

Quindi, quando alla fine degli anni ’80 si ripresero gli scavi, le infrastrutture scavate precedentemente erano state quasi totalmente erose. Per poter conservare le evidenze archeologiche perdurate, fu necessario pianificare un restauro, nel quale si stabilì di ripristinare le infrastrutture ai livelli documentanti ai tempi del primo scavo.

Per gli edifici iberici, che erano costruiti con muri di mattoni, in fango e paglia, poggiati sopra uno zoccolo di pietra e rivestiti di argilla, si produssero i mattoni con un composto di piante marine e argilla a imitazione della tecnica utilizzata in quel periodo.

Il magazzino fu ricostruito con il sistema della conservazione usato per proteggere gli alimenti deteriorabili, ottenuto attraverso la creazione di piccoli muri intercalati da uno spazio sopra i quali si poggiò un pavimento in legno.

I resti della villa romana furono totalmente ricostruiti, così come gli edifici termali, riproducendo le peculiarità delle diverse stanze, come il sistema delle suspensurae, tipiche della sala tiepida e calda, accompagnate dalla riproduzione di un tipico forno usato per i praefurnium.

A mio avviso, l’area archeologica risulta eccessivamente falsificata, nonostante questo credo che si sia adottata l’unica soluzione possibile per preservare il sito e per facilitare la comprensione delle caratteristiche dei differenti ambienti pensando ai visitatori che non abbiano una preparazione archeologica.

Purtroppo, le varie restaurazioni non sono spiegate in nessun pannello informativo. Anche la torre del XVI secolo fu restaurata. Non sono documentate le differenti evoluzioni strutturali che ha subito, come la creazione di una scala per arrivare alla porta situata a metà della torre, alla quale in un primo momento si accedeva salendo per una scala di corda, così come la piccola struttura che fu costruita sopra la torre nel periodo di guerra civile (1936 – 1939).

Questo tipo di restauro, a mio avviso, ha invalidato il suo valore storico, perché hanno modificato totalmente la sua forma, creando una torre che non corrisponde a nessuna delle sue fasi.

Bibliografia

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