Il porto di Claudio e Traiano

Il porto di Claudio e Traiano si configurava come un eccellente sistema portuale formato da un ampio porto e un bacino artificiale esagonale realizzato nella parte più interna della costa. Le città di Ostia e Porto erano collegate via terra, mediante l’Isola Sacra.

Nel IV secolo con l’avanzare della crisi imperiale, il trasferimento dei poteri a Costantinopoli, e l’aumentare delle incursioni barbariche, gli abitanti di Porto abbandonarono il bacino esagonale e si spostarono verso est per proteggere il canale di collegamento con il Tevere.

Nell’arco temporale compreso tra il V e il IX secolo, le incessanti scorrerie non dettero la possibilità di mantenere il controllo dell’assetto idrico. Il territorio si spopolò e iniziò il processo d’impaludamento della zona, dato dalle acque meteoriche, sorgive, e le inondazioni del Tevere, che proibiva lo sfruttamento agricolo ed edile del terreno. Inoltre, si assistette anche ad un processo di avanzamento della costa litorale.

Per queste ragioni, il porto di Claudio e Traiano attualmente è inglobato nel tessuto urbano di Fiumicino.
Dalle indagini degli ultimi 15 anni, eseguite mediante carotaggi, trincee e saggi di scavo, risulta che l’infrastruttura portuale inizia dalla banchina situata a Monte Giulio, formato dal relitto di un dosso donare naturale, e occupa un’aria di circa 2,2 x 1,3 km. Essa è composta da due moli, nel mezzo dei quali era previsto un frangiflutti traverso, l’ Isola Faro.

Non tutti gli elementi risultano, a oggi, visibili per differenti ragioni:

  • Alcune zone sono state sepolte da strati di sabbia dunare (3-4 metri circa) depositata durante l’avanzamento storico della linea di costa;
  • Si è verificato un affondamento dei resti delle strutture portuali nel fondo marino;
  • A causa del moto ondoso la sommità del frangiflutti ha subito un abbassamento;
  • Infine, in epoca antica l’area è stata soggetta alla spoliazione dei resti visibili in mare.

La parte del molo sud, inoltre, si è interrato sotto l’argine del Tevere, mentre la parte intera del molo nord è visibile presso la via dell’Aeroporto di Fiumicino e alle spalle del Museo delle Navi.

Per quanto riguarda la realizzazione delle strutture, sembra che solo la parte più interna, dove si conservano ancora le evidenze archeologiche, siano state costruite con cassaforme in legno riempite di malta idraulica e pietre, come suggerito da Vitruvio, mentre i frangiflutti sono stati realizzati con pietre impilate poggiate sul fondale marino, tecnica che fu utilizzata per la costruzione del porto di Civitavecchia, secondo Plinio il Giovane.

Queste indagini, inoltre, hanno ricostruito la situazione paleoambientale nel III secolo d.C. e hanno evidenziato la presenza del relitto lagunare dietro Monte Giulio, utilizzata come area d’alloggio e di manutenzione delle imbarcazioni di piccola e media lunghezza, tesi avvalorata dalle tre rampe riversate verso l’entroterra.

I porti romani s’integravano nel tessuto urbano delle città tanto da entrare nell’immaginario artistico come si nota dai numerosi affreschi e bassorilievi che ritraggono paesaggi portuali, oltre alle effigi delle monete.

Infatti, tra il 64 e il 65 fu coniato a Roma un sesterzio che celebra il porto di Ostia e raffigurava sul diritto l’imperatore Nerone, sotto il quale finirono i lavori per la realizzazione del molo iniziato da Claudio, mentre sul rovescio è possibile riconoscere  la riproduzione della vista aerea del porto.

Bibliografia

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