Il nomadismo sul medio Eufrate

È il medio Eufrate lo scenario che vede l’incontro fra gli elementi nomadi e sedentari, che individuano il loro punto di riferimento organizzativo rispettivamente nella tribù e nel palazzo.

L’analisi delle interazioni fra essi è pregiudicata dalla parzialità della documentazione, che ci arriva solo dalla parte sedentaria, riportante lo stereotipo del nomade barbaro e violento. L’aggressività caratteristica di queste tribù va ridimensionata: la razzia non era necessaria per il loro sostentamento, soddisfatto dalla loro economia produttiva. È ovvio che quando due realtà diverse si trovano a condividere gli stessi spazi, la frizione è una conseguenza naturale, da entrambe i fronti.

Se analizziamo le due forme organizzative, il palazzo e la tribù, da un punto di vista evolutivo si nota che non c’è una priorità ma una sincronica evoluzione, resa possibile anche dalle reciproche influenze. Per ovvie ragioni, la storia delle strutture palatine è più facilmente storicizzabile grazie alla reperibilità del dato documentale.

Viene equivocato anche il loro passaggio nel medio Eufrate, come fosse soltanto una tappa di una migrazione geografica che ha un punto di partenza e una destinazione finale, quale viaggio dal nomadismo puro alla sedentarietà. Nella realtà queste tribù pastorali sono organizzate secondo il semi-nomadismo: alla pastorizia transumante è associata una agricoltura di villaggio. La pastorizia veniva praticata con spostamenti orizzontali: i pascoli estivi si trovavano nelle vallate irrigue, mentre quelli invernali nel tavolato semi-arido. Nei villaggi era praticata l’agricoltura: le colture cerealicole erano alternate al maggese con rotazione a ciclo biennale semplice, incastrandosi perfettamente con le necessità delle greggi.

Se analizziamo la mobilità, non solo quella nomade viene circoscritta attorno ai ritmi della transumanza, ma si assiste anche ad una mobilità palatina, sia strutturale che diacronica. Non è infatti esclusa la fondazione di nuovi palazzi con il relativo spostamento del baricentro del potere.

Queste popolazioni nomadi presentano al loro interno una struttura gerarchica di stampo gentilizio: il singolo gruppo migratorio, dotato di un proprio rappresentate politico e capo militare, fa riferimento alla tribù, la quale a sua volta è parte della confederazione tribale.

Le tre confederazioni tribali che gravitarono intorno a Mari nel Medio Bronzo furono:

  • i Khanei, più integrati con la dimensione palatina, svolgono una transumanza a distanze ravvicinate ove sia i pascoli invernali che quelli estivi fanno parte del territorio controllato da Mari;
  • i Beniaminiti, più indipendenti e strutturati in un maggior numero di tribù, si dirigono verso i pascoli del nord, uscendo dallo spettro di influenza di Mari;
  • i Sutei, caratterizzati da una mobilità maggiore, mostrano propensione per attività militari e di razzia.

 

Bibliografia

📖 Il vicino Oriente antico. Dalle origini ad Alessandro Magno – Lucio Milano – Enyclomedia Publishers – 2012
📖 Antico Oriente. Storia, società, economia – Mario Liverani – Laterza – 2011

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