Il Mito di Tagete

L’affermare che la religione etrusca sia una religione rivelata muove dal mito di Tagete. Questa caratteristica l’accomuna alle religioni abramitiche, ma la differenzia da gran parte delle religioni a lei contemporanee in tutto il bacino del mediterraneo.

Rispetto a questo mito fondamentale per tutto il popolo etrusco e la sua cultura vi sono versioni contrastanti che attraversano secoli di storiografia, da Cicerone a Isidoro di Siviglia.

La versione normalmente più accreditata narra l’apparizione di un bimbo saggio come un vecchio, Tagete. Esso emerge da sotto una zolla, mentre Tarconte, mitico re fondatore di Tarquinia, si appresta ad arare il campo: già questo ci basterebbe per dilungarsi sull’origine della regalità in quel mondo mediterraneo di inizio I millennio.

Il giovane rivela a Tarconte tutta una serie di dettami che vanno a sacralizzare la vita quotidiana di ogni osservante, dettami che andranno sotto il nome di libri tagetici o haruspicini e che di fatto saranno la base di gran parte della ritualistica e religione etrusca. La loro importanza era nota in tutto il mondo antico considerando anche secoli dopo lo splendore della civiltà etrusca essi erano ancora tenuti in considerazione da Romani e Greci.

Così come era apparso, il giovane Tagete, dopo le rivelazioni sacre, scomparve. Oltre alla rivelazione dei libri rituali in sé, la sua figura divenne iconica per tutta la cultura figurativa etrusca: venne rappresentato in broccati, altorilievi e specchi. Un esempio calzante è lo Specchio di Tuscania, oggi conservato al Museo Archeologico di Firenze, rappresentante il piccolo Tagete insegnare l’aruspicina a Tarconte e ad altri esponenti della dodecapoli etrusca.

Bibliografia

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