Il MARQ di Alicante

Il Museo Arqueológico de Alicante ha sede nell’antico Hospital de San Juan de Dios nel quartiere de El Plá del Bon Repòs. Inaugurato nel maggio del 2002, il museo presenta accanto alle sale permanenti di Preistoria, di Cultura Iberica, di Cultura Romana, dell’epoca Medievale e dell’età Moderna e Contemporanea, altre tre aree didattiche con l’obiettivo di coinvolgere il visitatore nel vivo dell’attività archeologica, fornendo nozioni di Archeologia di Campo, di Archeologia Urbana e dell’Archeologia Subacquea, attraverso l’ausilio di artefatti comunicativi, scenografie e supporti interattivi, offrono un’esperienza di tipo immersivo.

Una sezione del museo, inoltre, è dedicata all’allestimento di mostre temporanee.

Nella sala dell’Archeologia di Campo è riprodotto lo scavo di una caverna, realizzata accorpando vari dati ottenuti in diversi giacimenti archeologici della provincia di Alicante, mentre la sala di Archeologia Urbana rappresenta lo scavo del chiostro di un monastero ancora in uso, risalente all’epoca Bassa Medievale. Il visitatore, dunque, prende coscienza di due metodologie differenti di scavo archeologico: nella caverna lo scavo è realizzato seguendo i piani orizzontali dalla sedimentazione prodotta dall’attività umana svolta nella cavità; nel chiostro, invece, è stato sollevato il pavimento e si esegue uno scavo sotterraneo, nel quale si documentano le differenti fasi di occupazione iberica, romana, tardo romana e islamica.

Così come nella sala di Archeologia di campo, nel quale attraverso gli schermi al plasma sono spiegati sia i dati raccolti dalla riproduzione dei reperti archeologici, sia il loro processo di studio, sia la funzione degli strumenti utilizzati nello scavo, anche nella sala di Archeologia Urbana, sono presenti le attrezzature impiegate dagli archeologi durante lo scavo, nonché i fogli in cui vengono registrati gli strati e gli oggetti rinvenuti, i nastri di misurazione, i livelli ottici, e i piani di dettaglio.

La sala dedicata all’Archeologia Subacquea, invece, si divide in due aree tematiche: da un lato è rappresentata una ricostruzione ipotetica di una nave da trasporto romana attraccata nel porto; dall’altro è ricostruito un relitto del V secolo a. C. nel quale è riprodotta la metodologia di scavo archeologico subacqueo. In dettaglio, vicino a uno dei timoni laterali della barca, è presente una frattura nello scafo attraverso la quale è possibile intravedere la tecnica di costruzione della barca e ammirare la disposizione del carico stivato, vicino alla pompa di sentina.

Nel relitto, invece, è riprodotto lo scavo stratigrafico con lo scopo di esemplificare la disposizione dell’accumulo degli oggetti nell’area destinata all’ancoraggio delle navi. Questa sala è stata concepita per dimostrare il processo di documentazione e ricerca sviluppato dagli archeologi nei giacimenti subacquei. Sono rappresentate, quindi, le attrezzature e gli strumenti utilizzati negli scavi, l’analisi dettagliata dei diversi registri e gli oggetti ritrovati nei contesti archeologici, necessari per giungere all’identificazione e alla datazione dei reperti.

Tutte queste informazioni, sono contenute nel supporto interattivo touch-screen presente nella stanza per poter assecondare e soddisfare le curiosità dei visitatori, attraverso lo stesso processo di ricerca utilizzato dagli archeologi. Nella sala è presente, inoltre, un audio visuale che tratta l’evoluzione della navigazione ad Alicante, strutturato in nove scene e preceduto da una mappa introduttiva, nelle quali si spiega le attività di pesca, del commercio, del trasporto dei passeggeri, affiancati dai temi insidiosi della pirateria e della guerra.

In circa quattro minuti è possibile venire a conoscenza dell’evoluzione della tecnica di costruzione, degli elementi delle imbarcazioni e l’infrastruttura portuale. Il fascino del MARQ è dato proprio dall’accostamento degli oggetti archeologici esposti, che coprono un arco temporale ingente, e di com’è stato possibile recuperare questi reperti spiegando le diverse metodologie archeologiche, di come quell’oggetto ormai decontestualizzato è capace di raccontarci una storia partendo dal luogo dove è stato trovato, la sua relazione con l’ambiente circostante, con quale materiale è stato utilizzato, contribuendo alla ricostruzione della nostra storia.

Bibliografia

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