Il Make-Up nell’Antico Egitto

La donna egiziana aveva una carnagione tendenzialmente più chiara dell’uomo e preferiva cosmetici che esaltassero questa differenza, come il talak, un talco a base di farina di fave e gesso in polvere. Utilizzavano anche un’altra polvere, che possiamo definire antenata dell’odierna cipria, che conferiva all’incarnato dei riflessi dorati. Questi prodotti venivano stesi sul volto per mezzo di batuffoli di peli di agnello, versione primordiale degli odierni piumini. Per le carnagioni più scure esistevano anche dei prodotti pastosi, simili al fondotinta, a base di miele e polveri di alabastro.
L’applicazione dei cosmetici era sempre preceduta da un sorta di skin-care a base di unguenti che facilitassero l’applicazione delle polveri cosmetiche. Avendo una base grassa, non sempre gradevole per l’olfatto, venivano aromatizzati con essenze floreali.
Gli occhi  venivano bordati nei contorni, sia dagli uomini che dalle donne, sin dall’Antico Regno. Dapprima veniva utilizzata la malachite, successivamente sostituita dal kohl. Quest’ultimo era composto da più pigmenti, che potevano essere mischiati in varie proporzioni per restituire tonalità tendenti al nero, al verde o al grigio. Ossido di manganse, ocra bruna e stibnite sono solo alcuni dei molti ingredienti: una volta polverizzati venivano amalgamati con una sostanza oleosa. Il trucco, una volta steso, poteva essere fissato grazie a della linfa di sicomoro.
Per quanto riguarda gli ombretti, le donne egiziane avevano a disposizione una quantità incredibile di colori da scegliere:
  • verde, ricavato dalla malachite;
  • rosso, tipico del cinabro;
  • arancio e giallo, derivati dalle ocre e dallo zafferano;
  • viola e azzurro, ottenuti dal manganese e sai sali del rame;
  • marrone e bianco, ricavati dall’argilla e dalla biacca.

Le polveri, contenute in tavolozze di avorio, venivano miscelate con grassi e resine prima di essere applicate sulle palpebre.

Guance e labbra venivano truccate solamente dalle donne. Di questi prodotti ne abbiamo testimonianza grazie ai numerosi corredi funebri arrivati sino a noi. Il rouge poteva essere sostituito da limonite o ematite. Per quanto riguarda il rossetto, veniva utilizzato un trito di insetti essiccati, amalgamato con cera d’api o altre resine gommose. In particolare, la regina Cleopatra, utilizzava coleotteri e formiche rosse, ricetta che ci ha tramandato nel suo Cleopatra Gynaeciarum libri, opera in cui raccolse i suoi segreti di bellezza.

La manicure è forse l’unico vezzo cosmetico che presentava differenze fra i ceti sociali: i toni forti del rosso erano utilizzati dalle classi superiori, mentre le donne del popolo utilizzavano i toni aranciati. La regina Nefertiti amava il rosso rubino, mentre Cleopatra il bordeaux.

Bibliografia

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