IL Lapis Niger

Con il termine Lapis Niger si identificava un’area archeologia situata nel Foro Romano a poca distanza della Curia Iulia.

Il Foro Romano è un’area archeologica di Roma racchiusa tra il Palatino, il Campidoglio, Via dei Fori Imperiali e il Colosseo, costituita dalla stratificazione dei resti di quegli edifici che rappresentarono il centro politico, giuridico, religioso ed economico della città di Roma, oltre che il centro nevralgico dove si riunivano i Comizi, cioè l’antichissima e originaria assemblea popolare che discuteva leggi e ordinamenti.

Il complesso arcaico, che prendeva il nome dalle lastre di marmo nero che ricoprivano lo spazio sacro, venne scoperto nel 1899 grazie alla missione archeologica guidata dall’archeologo Giacomo Boni, che subito riconobbe la zona grazie alla fonte scritta di Sesto Pompeo Festo.

Il sito si presentava con un basamento dov’era posto un altare a forma di U, due basamenti che reggevano un cippo dov’era collocata probabilmente una statua e un cippo piramidale con l’iscrizione bustrofedica (scrittura che va da sinistra a destra e da destra a sinistra) dai significati non ancora chiari.

L’iscrizione in latino arcaico di questo cippo mutilo della parte superiore è datata all’incirca 575-555 a.C., e recita, in maniera oscura, un divieto di profanazione del luogo – pena la consacrazione agli dei degli inferi.

Si potrebbe ipotizzare che il sito conteneva un antichissimo sepolcro che non doveva essere dissacrato per nessun motivo come questi versi avvertono:

«QUI HUNC (LOCUM VIOLAVERIT) SACER SIT […] REGI – CALATOREM […] IUMENTA CAPIAT[…] IUSTO» ovvero «Chi violerà questo luogo sia maledetto […] al re – l’araldo […] prenda il bestiame […] giusto».

Nella tarda età repubblicana l’area si trovava ormai intessuta nell’abitato quindi venne recintata, lastricata con le suddette lastre nere e considerata luogo funesto a causa della violazione del sacro suolo da parte dei Galli durante il saccheggio 390 a.C.

La leggenda vuole che vi fu sepolto Romolo, oppure anche il re Tullio Ostilio, ma la campagna archeologica condotta nel 1955 evidenziò che non era presente nessun sarcofago, o tomba, tra i resti del sito; seppur il lemma dedicatorio RECEI potrebbe riferirsi ad un vero e proprio re, oppure al rex sacrorum che dopo il 509 a.C deteneva funzioni religiose.

Bibliografia

📖 R. Bianchi Bandinelli, M. Torelli, L’arte dell’antichità classica, Etruria-Roma, Torino 1976.
📖 F. Coarelli, Guida archeologica di Roma, Verona 1974.
📖 P. Zanker, Foro Romano, Roma 1972.

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