Il Foro Boario

Tra i colli Campidoglio, Aventino e Palatino sorgeva il Foro Boario, uno dei centri dell’antica Roma più importanti per la vita pubblica. Era infatti un’area di compravendita dove vi si commerciava bestiame, buoi in particolare, e carne, strategicamente ottimo perché si congiungevano le strade arrivanti dall’Etruria e dalla Campania.

Vicino sorgevano i depositi del sale proveniente dalla foce del fiume insieme al primitivo porto (Portus Tiberinus) costruito da Servio Tullio nel VI secolo a.C. Lì, sulla sponda sinistra del Tevere vi era anche la zona del Velabro, cioè una depressione costiera soggetta a frequenti inondazioni che la rendevano paludosa per diversi mesi all’anno.

Con l’espandersi dell’Urbe queste paludi vennero bonificate attraverso la canalizzazione della Cloaca Massima e venne edificato il ponte di legno, il famoso ponte Sublicio ad opera di Anco Marzio per attraversare il fiume. La zona era quindi posta fuori dalle mura cittadine, ma ciò non toglie che vi sorgessero importanti santuari: quello di Ercole insieme ad un altro dedicato alla Fortuna e alla Mater Matuta costruito per volere di Servio Tullio.

Con la costruzione delle mura serviane nel 387 a.C., la zona portuale e dell’emporio, comprese le saline, vennero inglobate nella nuova cinta urbana dotate di tre porte: la Flumentana, la Trigemina e la Carmentale. Quest’ultima collegava la zona del Foro Boario con un altro foro detto Olitorio, deputato questo alla compravendita della frutta e della verdura e anch’esso avente la sua area sacra dedicata a Giano, Giunone Sòspita e Speranza.

L’area del foro Boario era spesso soggetta ad alluvioni e per questa ragione venne rialzato un terrapieno verso la fine del III secolo a.C. Anche gli incendi non mancarono: si ricordano quelli del 213, 203, 196 a.C.

Al fine di risolvere questi problemi le strutture portuali e molte le attività commerciali vennero spostate più a valle, nei pressi dell’Aventino, mentre l’area venne occupata da abitazioni private e insulae. Alcuni commerci vennero mantenuti e ospitati sotto l’arco di Giano ancora oggi visitabile.

Bibliografia

📖 Il foro romano: Periodo arcaico, F. Coarelli, Quasar, Roma, 1992.

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