Il dio Balder e il Ragnarok

Nella mitologia germanica c’è un mito molto interessante, quello di Balder, una divinità che troviamo solo nella mitologia norrena e che è un culto di cui non troviamo confronti nel resto del mondo germanico. Il suo culto ha origine evemeristica, cioè legata all’idea che possa essere stato un essere vivente e che poi ha iniziato ad essere venerato come un dio: di Odino ad esempio si dice sia stato un re dell’oriente, che trasferitosi a nord venne poi apprezzato per le sue arti magiche fino ad essere venerato come un dio.

L’evemerismo quindi è questa filosofia che porta da una sublimazione di figure umane che vengono poi percepite come divinità.

Sassone Grammatico ci racconta di Balder come un essere umano, un eroe, che combatte contro un antagonista per la conquista della bella Nanna, poi lo ritroveremo nelle fonti dell’ Edda in un carme molto importante che si chiama Balder Draumar (I sogni di Balder).

Si colloca nel gruppo degli Asi, gli dei guerrieri, come figlio di Odino, in cui si racconta che Balder era tormentato dagli incubi, allora Odino, suo padre, preoccupato di questi sogni interroga la Volva, la veggente, risvegliandola dal suo sonno eterno.

La Volva rielabora il sogno di Balder interpretandolo come la prefigurazione della morte del dio, quindi Balder rappresenta il dio che muore per eccellenza e, la sua morte, rappresenta una prefigurazione del destino inevitabile di tutte le altre divinità nel Ragnarok, lo scontro finale tra bene e male che avverrà nella notte dei tempi, la Volva dice che nel mondo di Hel, la dea dei morti, tutto è pronto per accogliere Balder, perché questo dio è destinato a morire.

Tutti si preoccupano di questa profezia perché Balder è visto come un dio bello, saggio e buono, quindi la notizia della sua morte imminente getta tutti nello sconforto. Quindi sua madre Freia o Frigg, moglie di Odino (corrisponde alla figura di Giunone e da non confondere con Freija che corrisponde invece a Venere), fa si che tutte le cose del mondo, viventi e non viventi, gli esseri inanimati, le rocce e quant’altro giurino che non faranno del male a Balder, cosa che viene fatta di buon grado.

Un giorno gli dei decisero di dare una grande festa ad Asgard, il regno degli Asi, una specie di torneo. Tutti si divertivano a lanciare a Balder qualsiasi cosa poiché sanno che nulla può fargli del male, tutti gli dei tranne Loki, che era un essere diabolico. Questi ci mette lo zampino, invidioso di questa gioia conviviale, si avvicina a Hodr, fratello di Balder, dio cieco, dicendogli di prendere parte ai giochi ma questi risponde che non può far nulla perché essendo cieco qualunque cosa tiri non riuscirà a colpire Balder. Nel frattempo, Loki scopre con l’inganno che esiste una cosa non ha giurato di non far male a Balder, ovvero una pianta di vischio che cresce ad occidente del Walalla, il regno dove i guerrieri morti passano le giornate combattendo e banchettando, contraltare del Paradiso cristiano. Loki decide di impossessarsene, la recupera e la porta alla festa per darla in mano a Hodr, dicendogli che adesso ha qualcosa da lanciare e che può finalmente prendere parte ai giochi.

Nel momento stesso in cui viene lanciata la pianta di vischio si trasforma in una freccia, che colpisce e ferisce a morte Balder: le divinità quindi lo devono portare da Hel, e cercano di trovare un modo per impedire che rimanga lì definitivamente, viene organizzata una specie di missione per convincere la dea a lasciar tornare Balder ad Asgard.

La dea degli inferi non nega tale possibilità ma lo restituirà ad una condizione: tutte le cose del mondo, animate e non, dovranno piangere per Bader, dimostrando che è amato da tutto e da tutti. Solo allora Hel lo lascerà tornare a casa. Tutto il mondo piange tranne una gigantessa che si trova all’interno di una montagna, che piange lacrime asciutte, che si chiama Thokk, ma non è che Loki travestito che sta sabotando il piano dell’umanità e quindi, definitivamente, Balder rimane nel mondo degli inferi.

Dopo che la morte di Balder iniziò un inverno lungo tre anni, molto duro, un periodo di grande crisi, di guerre, di carestie, pestilenze, lotte intestine all’interno delle stesse famiglie e l’esito di questo periodo porterà al Ragnarok, annunciato dal corno di Heindhall: le schiere del male capeggiate da Loki, affronteranno le schiere del bene guidate da Odino. Ognuno avrà un rivale: Thor combatterà contro il serpente Jormungand che avvolge il mondo figlio di Loki, il gigante del fuoco deve combattere contro Freyr, che non ha dimestichezza con la spada, Odino combatterà contro il lupo Fenhir, anche lui figlio di Loki. Nessuno sopravvive, tutti sono destinati a perire.

Tutti questi miti sono di derivazione giudaico cristiana. L’oscuramento del sole e della luna e gli altri astri, che verranno inghiottiti da un personaggio infernale che si chiama Garmr, tutti riferimenti che possiamo rintracciare nei modelli giudaico cristiani. Per quanto riguarda il mito di Balder, questa divinità nel resto del mondo germanico non esiste, tuttalpiù abbiamo due formule magiche dette di Merseburgo, che risalgono  al IX secolo d.C., scritte in alto tedesco antico: in una di essa si parla di un tale Bauder, non si capisce però se sia riferito ad una divinità o ad un aggettivo nel senso di baldanzoso, audace, impavido, in riferimento ad una divinità che avesse questi attributi. La formula doveva servire a guarire l’azzoppamento di un cavallo.

Il dio che muore, la cui morte prefigura il crepuscolo degli dei è una invenzione tutta norrena e da l’impressione di essere stato modellato sulla passione e morte di Gesù, la figura di una sorta di Messia amato da tutti, che si sacrifica per tutti, si immola per l’umanità,  una divinità che poi rinasce,  perché a conclusione della Voluspa, il primo carme dell’Edda.

Questo infatti presenta una grande panoramica della Storia dell’umanità:

  • la nascita dei giganti;
  • lo smembramento del gigante primordiale, le cui parti del corpo sono utilizzate  per creare il cosmo;
  • la nascita del primo uomo e della prima donna;
  • la nascita di tutte le divinità;
  • la guerra tra Asi e Vani;
  • e il Ragnarok.

Tutti questi miti si concludono ad un certo punto nel carme della Voluspa, i cui versi fanno riferimento alla rinascita, alla nascita di una nuova era dove le divinità vecchie non ci sono più, c’è il solo Balder che rinasce, l’unico che diventa in sostanza il capostipite di una nuova società, unica divinità che ha diritto di esistere in questa nuova era in cui probabilmente si accoglie la nuova religione, la religione cristiana, dove troveremo Balder riappacificato con il suo uccisore, dove si fa riferimento ad una rinascita dove ci sono un uomo ed una donna, una coppia, pronti a ricominciare daccapo.

Quindi l’idea di un dio non soltanto che muore ma che ad un certo punto rinasce dopo essere stato per un tempo nel mondo degli inferi, proprio come accade a Gesù per tre giorni, la sua rinascita rappresenta la rinascita e la redenzione di tutta l’umanità. Del resto il culto della Pasqua viene visto come un rito di passaggio, non a caso è in primavera e per questo il mito di Balder viene visto come rito della fertilità della dea Nerthus.

Altre analogie che possiamo riscontrare sono:

  • l’inimicizia di Loki, che rappresenta il demonio;
  • la permanenza per un limitato periodo di tempo negli inferi (a tal proposito ricordiamo che c’è un Vangelo Apocrifo,  quello di Nicodemo, in cui si fa riferimento all’idea che Gesù, nei tre giorni trascorsi negli inferi, sarebbe andato a liberare i patriarchi e i profeti che sono morti prima della sua venuta per poterli poi salvare e farli accedere al Paradiso).

Vi sono poi altre figure modellate sulla tradizione giudaico cristiana, ad esempio Hodr, protagonista ignaro e inconsapevole della morte di Balder che lancia il ramoscello di vischio che diventa una freccia. Egli nella sua cecità raffigura una replica pagana di Longino, che trafigge il costato di Gesù con la lancia: pare che anch’egli fosse privo della vista. La stessa idea del pianto che Hel pretende da tutte le realtà del creato è un emblema delle preghiere di suffragio che i vivi devono garantire ai defunti per garantire la loro resurrezione il giorno del giudizio.

Bibliografia

📖 Saxo Grammaticus – Gesta Danorum
📖 Snorri Sturluson – Edda
📖 Mila Fois – I Miti Norreni
📖 www.bifrost.it

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