I relitti Napoli A, B e C

Nell’antica area portuale di Neapolis sono state rinvenute, oltre alle strutture portuali, un totale di 7 imbarcazioni. I primi tre relitti sono stati scoperti tra il 2003 e il 2004, nel 2005 è stato rinvenuto un quarto relitto, mentre tra il novembre 2014 e nel corso del 2015 sono stato ritrovate le ultime tre imbarcazioni.

A differenza dei primi tre relitti, – Napoli A, B e C, di cui vi parlerò in questo articolo – i restanti, a causa del loro precario stato di conservazione, sono stati recuperati attraverso lo smontaggio degli scafi, dopo aver eseguito tutta la documentazione prevista nelle fasi di scavo.

Il recupero delle imbarcazioni Napoli A, B e C è stato realizzato grazie alla collaborazione finanziaria dell’amministrazione comunale e della società metropolitana ed il supporto tecnico della Sovrintendenza Archeologica della Toscana e dei laboratori dell’ICR.

I relitti sono stati recuperati data l’impossibilità di conservarli in situ per la presenza dell’acqua di mare e della falda acquifera, essendo stati ritrovati a 13 mt di profondità. Gli studi sedimentologici della stratigrafia, eseguiti dal professor C. Morhange dell’Université Aix-Marseille-CNRS, hanno evidenziato una serie di dragaggi, eseguiti probabilmente con una imbarcazione fornita di draga, essendo il dragaggio avvenuto in acqua. Il più antico dragaggio è stato effettuato per livellare il fondale e rendere regolare l’insenatura (fine IV – III sec. a. C.). Non ci sono evidenze archeologiche che testimoniano l’attività di dragaggio dopo la seconda metà del II secolo a. C., mentre sono stati rinvenuti molti oggetti nella sovrastante stratigrafia dei fondali costituita principalmente da
strati di sabbie, limo e posidonie.

I materiali recuperati hanno permesso una datazione più accurata delle strutture e delle imbarcazioni scoperte (II a. C. – V secolo d. C.). I relitti Napoli A e C sono stati recuperati integralmente mentre le strutture che formavano il relitto Napoli B sono state smontate dopo aver eseguito lo scavo e un’accurata documentazione. Le imbarcazioni sono state rilevate attraverso uno scan-laser georeferenziato dello scafo, delle sezioni verticali e trasversali.

Le imbarcazioni Napoli A e C sono state recuperate con la tecnica del guscio aperto, eseguendo lo scavo e la documentazione interna dello scafo per poi inserire una intelaiatura in ferro zincato e proseguire con il dissotterramento e la documentazione dello scafo esteriore. Il fasciame è stato rivestito di vetroresina in modo da trasformare lo scafo in un guscio portante a cui è stato bloccato il telaio, in modo da poter sollevare e trasportare le navi al capannone destinato ai lavori di restauro. Il guscio, inoltre, è stato utilizzato come vasca per immergere il fasciame per poi eseguire le attività di restauro.

Le barche Napoli A e B presentano un fasciame montato a paro con la tecnica a mortase e tenoni fermati ulteriormente da spinotti. Le ordinate sono separate, con successioni si madieri connessi con la chiglia attraverso chiavarde metalliche e semiordinate asimmetriche, mentre il fondo è lievemente arrotondato realizzato a torelli. L’architettura delle due imbarcazioni si approssima allo stile romano-imperiale pur presentando delle differenze.

La nave Napoli A presenta una maggiore nella robustezza del fasciame, ad ogni modo si stima che le imbarcazioni fossero da carico con sistema di propulsione a vela quadrata e, in origine, presentassero le stesse misure (lunghezza: 15 m; larghezza massima 5 m; altezza scafo 2,5 m).

La nave Napoli C, invece, è una horeia, tipo di imbarcazione che prevede in un’estremità perpendicolare a propulsione mista, ovvero prevedeva l’utilizzo di remi e vela. Era una imbarcazione polifunzionale in quanto si pensa fosse utilizzata per il trasporto, le attività di pesca e prestazioni portuali.

Bibliografia

📖 BOETTO G., CARSANA V., GIAMPAOLA D. , “I relitti di Napoli e il loro contesto portuale”, in Archeologia Storia Etnologia Navale Atti del I convegno nazionale Cesenatico – Museo della Marineria (4 – 5 aprile 2008), Navis 4, 2010.
📖 GIAMPAOLA D. et alii, “La scoperta del porto di Neapolis: dalla ricostruzione topografica allo scavo e al recupero dei relitti”, in Archaeologia maritima mediterranea : International Journal on Underwater Archaeology: 2, 2005.
📖 BOETTO G., CARSANA V., GIAMPAOLA D. , Il porto di Neapolis e i suoi relitti, in Arqueologia nàutica mediterrània, Monografies del CASC 8 Museu d’Arqueologia de Catalunya Centre d’Arqueologia Subaquàtica de Catalunya, Girona, 2009.
📖 https://www.napolidavivere.it/2015/03/14/altre-2-navi-romane-trovate-negli-scavi-dellametro-di-municipio/
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📖 https://napoli.repubblica.it/cronaca/2018/02/19/news/ecco_le_navi_romane_del_metro_salvate_in_un_metro_d_acqua_dolce-189191439/
📖 https://www.dire.it/12-03-2018/182283-navi-romane-a-napoli-il-restauro-e-una-sfida-liscrstudia-un-nuovo-metodo/
📖 https://www.famedisud.it/a-piazza-municipio-lantico-porto-di-napoli-spunta-una-quintanave-romana/
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