I quattro stili della pittura pompeiana

La classificazione in stili della pittura pompeiana è opera dell’archeologo tedesco August Mau. Egli non fece altro che interpretare ciò che già era stato messo nero su bianco da Vitruvio, nel VII libro del De Architectura.

Il primo stile pompeiano, detto anche stile dell’incrostazione, è caratteristico dell’età sannitica (150 a.C. – 80 a.C.) ed è riscontrabile diffusamente in edifici e abitazioni private. Questa tecnica imita il rivestimento delle pareti in marmo variegato, opus quadratum, talvolta anche con elementi in stucco a rilievo. Talvolta sono presenti anche piccoli elementi architettonici, utilizzati per dividere verticalmente gli spazi.

Queste pitture erano articolate in tre zone:

  • la fascia superiore, decorata con cornici in stucco aggettante;
  • la fascia mediana, dipinta con solitamente con il rosso e il nero, anche se potevano essere usate alcune tonalità di viola e di verde, ad emulare non solo il marmo ma anche granito ed alabastro;
  • il plinto, o zoccolo, di colore giallo a creare un forte contrasto cromatico.

Fra gli edifici pubblici che presentano questo stile, ricordiamo la Basilica e il Tempio di Giove, mentre per quanto riguarda le abitazioni private, la Casa del Fauno e la Casa di Sallustio. Del primo stile pompeiano si trovano tracce a Delos e in altre città greche, soprattutto in edifici del III e II secolo: questo ci testimonia la profonda ispirazione ellenistica di questo stile pittorico.

Il secondo stile pompeiano, detto anche stile architettonico, è collocabile negli ultimi tre quarti del I secolo a.C.. Ciò che lo caratterizza è la realizzazione di cornici e fregi senza l’utilizzo dello stucco, ma solo tramite la pittura, oltre all’evoluzione di una veduta prospettica. Esempio dell’apoteosi di questo stile è la Villa di Publio Fannio Sinistor a Boscoreale. Questo stile è presenta anche in alcune abitazioni di Roma, come la Casa dei Grifi sul Palatino. A Pompei lo ritroviamo nella Villa dei Misteri e nelle Case del Labirimto, delle Nozze d’Argento e del Criptoportico. Paesaggi e nature morte erano i protagonisti di queste pitture.

Verosimilmente il terzo stile pompeiano, detto anche stile ornamentale, si sovrappose cronologicamente al secondo stile, ma continuò ad essere utilizzato fino all’epoca dell’Imperatore Claudio (41-54 d.C.). Questo abbandona l’innovazione prospettica del secondo stile, preferendo elementi piatti e aree di pittura monocromatiche, prevalentemente di tonalità scure. Al centro di essi venivano inseriti dei pannelli, pinakes, raffiguranti scene a vario soggetto: ad esempio, nel tablinum della Casa di Marco Lucrezio Frontone a Pompei, troviamo rappresentati alcuni paesaggi e ville di campagna.

Il quarto stile pompeiano, detto anche stile dell’illusionismo prospettico, si afferma all’epoca dell’Imperatore Nerone (54-68 d.C.). Tipica di questo stile è l’introduzione di architetture dotate di grande scenicità, bidimensionali ed esclusivamente decorative. Si diffuse a Pompei soprattutto dopo la ricostruzione della città, a seguito del terremoto del 62 d.C., e riprese alcuni elementi e formule decorative degli stili precedenti, quali l’imitazione dei rivestimenti marmorei e l’illusione della tridimensionalità. Esempi di questo stile li ritroviamo nella Casa dei Vettii, nella Casa dei Dioscuri e nella Casa di Menandro. I soggetti rappresentati sono spesso scorci panoramici a precipizio, scene teatrali e architetture fantasiose.

 

 

 

Bibliografia

🏺 De Architectura – Vitruvio
📖 Prospettive architettoniche II: conservazione digitale, divulgazione e studio – Graziano Mario Valenti – Sapienza Università Editrice – 2016
📖 Pompei. Il tempo ritrovato – Massimo Osanna – Rizzoli – 2019
📸 Concessione del Parco Archeologico di Pompei

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