I pasti nell’Antica Roma

Durante la giornata i Romani erano avvezzi a consumare tre pasti:

  • Il jentaculum, la colazione della mattina;
  • Il prandium, il pasto di metà giornata;
  • La cena, il pasto serale, inizialmente chiamato vesperna.

Specialmente in età imperiale, gli igienisti e i medici consigliavano di limitare uno dei due pasti della mattina ad un semplice bicchier d’acqua, come testimoniato da Marziale nei suoi Epigrammi (XI, 103, 3-4).

La prima fase della giornata doveva perciò prevedere un pasto che spezzasse il digiuno, senza però appesantire il commensale. Plinio il Vecchio lo definiva levem et facilem, ovvero leggero e digeribile: per meglio comprenderne l’entità possiamo paragonarlo a un’insalata o ad un sandwich, consumati velocemente durante brevi pause durante l’orario di lavoro.

Jentaculum e prandium non prevedevano alcuna forma cerimoniale, anzi, la tavola neppure veniva apparecchiata (sine mensa) e neppure ci si doveva lavare le mani al termine (Sen, Ep., 83, 6).

La vera protagonista della giornata era la cena, scevra di ogni moderazione.

Bibliografia

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