I criptodiscepoli: Nicodemo

Com’è noto, nella vicenda dei Vangeli, i dodici discepoli di Gesù erano stati selezionati dal maestro stesso da una folla di settantadue che già operavano in suo nome (Lc. 10,1-4). Stando dunque alle fonti bibliche, la cerchia di  persone che doveva seguirlo era dunque certamente molto più ampia di quella dei soli Dodici. Tra questi dobbiamo includere i cosiddetti criptodiscepoli, cioè coloro che per motivi politici e sociali non potevano apertamente abbracciare la causa messianica di Gesù.

Per tentare di realizzare un quadro storico più articolato possibile intersecheremo dati canonici ed extra canonici sino a trattare della storia della loro ricezione biblica, tenendo ben presente che per il cristianesimo antico è difficile concepire ricostruzioni definitive e certe dal punto di vista scientifico.

Tornando al tema dei “discepoli nascosti”, quelli più noti sono NicodemoGiuseppe d’Arimatea; in particolare per quest’ultimo personaggio, il suo ruolo è centrale, in tutti e quattro i sinottici, per quello che riguarda la sepoltura di Gesù (Gv. 19, 38; Mc. 15, 42-47; Lc. 23, 50-56; Mt. 27, 57- 61).

Nicodemo, di cui parleremo in questo approfondimento, invece è menzionato soltanto da Giovanni (Gv. 3, 1-20; Gv. 7- 50; Gv. 19, 39) secondo il quale egli sarebbe appartenuto alla scuola farisaica e che ricoprisse sia la carica di capo politico (ἄρχων) che di maestro della legge (διδάσκαλος) d’Israele. Egli giunse da Gesù durante la notte per dimostrargli il suo apprezzamento, riconoscendolo però solo come Rabbì e non come Messia; Nicodemo tuttavia dovette cambiare idea in quanto successivamente difese Gesù dai Farisei (Gv. 7, 50).

L’autenticità del passo evangelico contenente il dialogo tra Nicodemo e Gesù è stata messa in dubbio filologicamente da vari studiosi, che hanno considerato l’espressione greca nella risposta di Gesù γεννηθῇ ἄνωθεν (letteralmente rinascere dall’alto, ma anche di nuovo) come una locuzione bivalente esclusivamente nella lingua ellenica.

Alcuni biblisti hanno sottolineato come considerando la questione dal punto di vista semantico, non esistendo un corrispettivo aramaico che conservasse tale ambiguità, fosse lecito supporre che il dialogo originario venne concepito in greco, lingua che però non era probabilmente parlata in Palestina in contesti religiosi. Al netto di questo elemento, Nicodemo ricomparve soltanto alla fine del racconto giovanneo (Gv. 19, 39) quando si prodigò in prima persona per avvolgere il corpo di Gesù nel lenzuolo e profumarlo prima di porlo in un orto vicino al Golgota.

Solo Giovanni fece menzione di tale fatto, mentre nei sinottici sono Maria Maddalena e l’altra Maria a svolgere il compito di bendaggio del corpo del defunto maestro. A Nicodemo, o comunque alla sua visione dei fatti che faceva capo a lui, fu attribuito anche un vangelo apocrifo conosciuto anche come Memorie di Nicodemo o Atti di Pilato, redatto a cavallo tra I e II secolo d.C., e giuntoci oggi in diverse redazioni. L’ esistenza di questo apocrifo è testimoniata dall’utilizzo in chiave apologetica dell’opera stessa da parte di due antichi padri della chiesa primitivi come Tertulliano e Giustino.

Quest’ultimo in particolare, che compose le Apologie alla metà del II secolo, doveva ritenere gli Atti di Pilato particolarmente importanti e affidabili, non solo da citarli direttamente per la vicenda della resurrezione ma anche per attestare il compimento delle scritture veterotestamentarie (Giust. Apologie, 1. 36, 9; 1. 48,3). Questi υπομνηματα di Pilato, secondo la testimonianza di Eusebio di Cesarea, sarebbero stati fatti circolare dall’imperatore pagano Massimino Daia (285-313) per screditare i cristiani (Eus. Hist. eccl. I, 9, 3-5).

Dal punto di vista dei contenuti, è interessante rilevare come, in tutte le versioni, la vicenda evangelica sia rappresentata tutto sommato in continuità (Pilato riconobbe l’innocenza di Gesù Gv. 19, 4 e Nic. 4, I) rispetto ai sinottici. Sommando la versione greca, copta e latina è possibile ricavare in tutto tre nuclei narrativi; il primo incentrato sull’arresto di Gesù e il processo di Pilato, con Nicodemo ad assumere invano la difesa del condannato e portare in suo aiuto le testimonianze di discepoli e coloro che erano stati guariti dal Nazareno.

Un secondo nucleo consiste nella morte di Gesù (arricchito nella versione latina con il racconto della Discesa di Gesù agli Inferi) e la sua risurrezione, dopo la quale egli liberò dalle prigioni ebraiche il sinedrita e cripto discepolo Giuseppe d’Arimatea, con il sinedrio tutto incredulo che iniziava a dubitare della bontà delle proprie azioni.

Il terzo nucleo appunto, presente nella versione latina, consiste nel resoconto di un’audizione che Giuseppe e Nicodemo tennero nei confronti del sinedrio ebraico e di Pilato sul tema della risurrezione di Cristo, la sua discesa negli Inferi e i fatti recenti della liberazione del d’Arimatea. Il fatto interessante riportato dai papiri è che Pilato, già scosso dagli eventi, fece redigere un resoconto sugli eventi accaduti in Palestina e lo inviò all’imperatore Tiberio, che ne sarebbe stato colpito tanto da intimare un alt alle persecuzioni verso i cristiani (Tertull., Apol. V, 2 e XXI, 24).

Ancora nell’alto Medioevo, tale tradizione circolava in ambienti cristiani, tanto che Gregorio di Tours ricordava che le Memorie di Nicodemo/Atti di Pilato fossero ben note negli ambienti ecclesiastici in tutte le loro versioni (Greg. Magn. Hist. Franc. I, 24-25).

Bibliografia

📖 LA BIBBIA, NUOVO TESTAMENTO INTERLINEARE, A CURA DI P. BERETTA, ROMA 2010.
📖 GIUSTINO MARTIRE, APOLOGIE, A CURA DI G. GIRGENTI, MILANO 1995.
📖 GREGORIO MAGNO, LA STORIA DEI FRANCHI, A CURA DI M. OLDONI, MILANO 1981.
📖 TERTULLIANO, APOLOGETICUM, A CURA DI M. SORDI, BOLOGNA 2008.
📖 B.D. EHRMAN, GESÙ È DAVVERO ESISTITO? UN’ INCHIESTA STORICA, MILANO 2013
📖 R. BROWN, GIOVANNI, ASSISI 2005.
📖 L. MORALDI, APOCRIFI DEL NUOVO TESTAMENTO, TORINO 1975. (Per il testo delle Memorie di Nicodemo/Atti di Pilato)
📖 http://www.veja.it/2017/04/06/vangelo-nicodemo-detto-anche-atti-pilato-passione-risurrezione-gesu/

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