I corni navali

Nel terzo incontro in rete dalla Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia, programmato venerdì 12 giugno 2020, si è parlato de I corni navali tra uso cultuale e pratico. L’incontro è stato tenuto dalla Dott.ssa Francesca Olivieri, archeologa specializzata in Antichità Puniche con la partecipazione di Gabriella Monteleone.

Nell’area mediterranea rinvenimenti di trombe/corni navali sono comuni nelle grotte preistoriche della Liguria e, la loro ricorrente presenza nel Levante, fa pensare che l’introduzione di questi aerofoni a partire dal XI secolo a. C. sia da attribuite ai Fenici.

D’altronde, il corno era dispositivo essenziale per i naviganti soprattutto per destreggiarsi nei fondali bassi o in spazi chiusi, come laghi e canali. In particolare la Dott.ssa Olivieri si è soffermata sui corni navali rinvenuti a Petrosino nel 2008, oltre ai rinvenimenti di Mazara del Vallo e a Filicudi. La presenza di tre corni navali, inoltre, è stata attestata nel relitto di Albenga.

Si è soffermata poi sull’epiteto orthòkrairos, ovvero dalle corna erette, utilizzato da Omero per descrivere le imbarcazioni. Il profilo dello scafo, essendo le estremità più alte, sembra evochino le fattezze delle corna taurine e, ricordando la sacralità simbolica del toro nelle popolazioni indo-europee, potrebbe conferire alla definizione un’accezione di natura religiosa e scaramantica. Questa ipotesi è supportata dalle pitture vascolari dell’età geometrica che riproducono delle corna taurine sulla prua delle imbarcazioni.

Il corno di piombo, ci spiega la Olivieri, in antichità era posizionato all’estremità degli alberi maestri per assimilare o avviare il cosiddetto fuoco di Sant’Elmo, ovvero i lampi blu che annunciano l’arrivo di una tempesta e manifestano la presenza di elettricità nell’atmosfera in ambiente privo di umidità.

L’icona del corno, infine, conserva tutt’oggi un significato apotropaico essendo uno degli amuleti più cari ai marinai per proteggersi dal malefici e solitamente viene ubicato nella parte alta della cabina o nell’acrostolio, la parte terminale della prua. Da ciò deriverebbe anche il comune gesto di fare le corna. L’intervento si è concluso con la Dott.ssa Monteleone che ha illustrato i rituali ebraici eseguiti con lo Shafar, strumento a fiato, la cui origine e utilizzo risale al sacrificio di Isacco.

Concluso il ciclo degli incontri organizzati dalla Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia, gli interventi saranno consultabili in rete nella pagina web della Soprintendenza. Consiglio agli studiosi e agli appassionati di Archeologia Subacquea di attingere a questi preziosi contributi, qualora non avessero avuto modo di ascoltarli in diretta.

Le tematiche affrontate mi hanno incuriosita e ho deciso di approfondire l’argomento in quanto il corno è stato utilizzato come materia prima e fa parte dell’immaginario simbolico umano. Si pensi che i palchi per la facile reperibilità, dato che i cervi cambiano le corna, sono stati utilizzati sin dal Paleolitico e molto diffusi anche nel Medioevo.

Numerose popolazioni, antiche o moderne, utilizzano il corno nelle libagioni per  dimostrare la superiorità dell’uomo sul regno animale. Per gli Sciiti, ad esempio, il corno potorio invece dimostra la supremazia militare e, di conseguenza, sociale attraverso il quale si celebrava l’investitura del capo con la libagione del vino e il matrimonio con la regina degli Sciiti.

Ritornando all’Archeologia, un palco di cervo semilavorato, di cui rimane una sezione del fusto con due punte, è stato rinvenuto nella nave A del siro di San Rossore (Pisa). Si presume sia una scorta di materiale, disponibile alla lavorazione in caso di necessità. Purtroppo non è stato possibile dedurre se sia appartenuto a un marinaio o a un artigiano.

Lo scavo eseguito dell’Università degli studi di Roma “La Sapienza” a Mozia nel 2009, invece, ha rinvenuto nel settore D un corno nella cd. Casa del corno di conchiglia. Il corno è stato rinvenuto deposto in una nicchia, di fronte alla quale vi è un deposito votivo. Il nicchio della Charonia Tritonis Nodifera, detta anche “Tritone”, presenta due fori sul labbro superiore utilizzati per fissare un gancio e una non profonda feritoia nell’apice inferiore sul quale si pensa si poggiasse una imboccatura, forse in metallo, mentre sul dorso del “Tritone” si presenta una apertura romboidale, convertendolo in un aerofono. L’oggetto è stato identificato come tromba o corno navale.

Questo rinvenimento ha portato alla rivalutazione delle numerose grandi conchiglie rinvenuti negli scavi del Novecento, eseguiti da Giuseppe Whitaker, seppur già riconosciute da quest’ultimo come trombe. A Mozia, inoltre, è stato rinvenuto un Tempio dedicato a Kothon, divinità delle acque sotterranee e marine, riconosciuto come Baal’Addir dai Fenici, Poseidon dai Greci e Nettuno dai Romani. La presenza del corno in una nicchia potrebbe suggerire che sia uno strumento rituale o che abbia assunto successivamente questo valore.

Bibliografia

📖 NIGRO L., Il corno di Tritone, in Archeo n 306, agosto 2010.
📖 MANASSERO N., Libagioni di guerrieri e sovrani: il corno potorio nell’ideologia scitica, in Ori dei cavalieri delle steppe. Collezioni dei Musei dell’Ucraina. Catalogue of the exhibition (ed. G.L. Bonora – F. Marzatico), Milano 2007.
📖 TOSATTI A. M., Nota su un semilavorato in corno di cervo dalla US 6081 in Il bagaglio di un marinaio, a cura di E. Remotti, 2012.
📖 PETITI E., La lavorazione del corno di cervo nel Piemonte protostorico: frammenti di palchi da collezioni ottocentesche del Museo di Antichità di Torino e del Museo Civico di Alessandria, Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte, n 26, 2011.
📖 LAMBOGLIA N., Catalogo Materiali del carico
💻 http://classics.emory.edu/home/documents/samr-abstracts/Oliveri%20Abstract.pdf
💻 http://sicilia20news.it/2020/06/11/beni-culturali/i-corni-navali-tra-uso-cultuale-e-praticodomani-terzo-incontro-in-rete-della-soprintendenza-del-mare/542856/
💻 http://www.ilcorsaroarredamenti.it/Categorie/categoria.php?idmacrocategoriatxt=1&idcategoriatxt=45&lang=Ita
💻 https://www.focus.it/ambiente/natura/che-cosa-sono-i-fuochi-di-santelmo
💻 http://maurogoretti.blogspot.com/2012/12/quando-larcheologia-incontra-omero.html
📸 Ph. Hans Braxmeier

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