Hattusa: rapporto tra città e campagna

La geologia della regione della città di Hattusa, caratterizzata dall’alternanza di affioramenti calcarei e strati impermeabili di argilla nel suolo, assicura un flusso costante di acqua sotterranea che alimenta numerosi pozzi. La disponibilità di acqua durante tutto l’anno rende Hattusa un luogo ideale per un insediamento, soprattutto trattandosi di una grande città.  Questa caratteristica contrasta invece con la pianura immediatamente a nord dove l’acqua superficiale scorre in modo irregolare, e dove i densi strati del suolo escludono l’accesso alla falda freatica sotterranea. Questo è il motivo per cui i villaggi nella pianura erano tradizionalmente situati ai margini, fino all’espansione dei metodi di produzione e degli stili di vita moderni nelle aree rurali a metà del XX secolo.

Gli Ittiti furono i primi in Anatolia a modellare il territorio a loro favore, creando in questo modo habitat artificiali. Un simile metodo di pianificazione e strutturazione degli insediamenti non era proprio solo di Hattusa: opere del genere si possono ritrovare anche in altri siti urbani, in scala minore, come ad esempio a Ortaköy o a Kuşaklı.

La città non termina immediatamente con le sue fortificazioni. Come dimostrato da altri casi del periodo ittita (ad esempio a Kuşaklı) esiste un’area di transizione al di fuori delle mura, dove l’affollata struttura edilizia cittadina da spazio a un contesto ibrido, incorporato nell’ambiente naturale circostante. Nel caso di Hattusa questa si sviluppa lungo il fiume della valle Budaközü, subito a nord della città. Senza scavi e senza risultati di supporto dalle indagini geomagnetiche si può solo ipotizzare se queste aree possano essere state utilizzate per attività industriali come la produzione di ceramiche, tintorie o concerie.

Gli Ittiti fecero del loro meglio per migliorare la produttività agricola stabilendo il controllo fisico sulle risorse idriche, non solo all’interno, ma anche all’esterno della città. Erano presenti infatti, nella fascia orientale della pianura di Budaközü, fuori dalla città sorvegliata, campi irrigati.

Il fatto che l’Anatolia in generale, ma soprattutto la zona centrale dell’Impero Ittita, sia divisa da innumerevoli catene montuose in piccole unità topografiche è un’altra caratteristica geografica che, fino ai primi tempi moderni ha fortemente influenzato le attività umane: il viaggio via terra è limitato in un paese con strade “piegate” ai percorsi determinati dalla topografia. Di conseguenza, il commercio a lunga distanza privilegiava merci piccole e facili da trasportare, o di alto valore. L’economia di sussistenza delle città ittite era dunque molto probabilmente organizzata su scala regionale.

Le ricerche etnografiche indicano infatti che l’agricoltura intensiva si trovava in un equilibrio costo-reddito accettabile solo entro un raggio non superiore a circa 10 km, che equivale a una distanza a piedi di circa 2 ore intorno a un dato sito. Nel caso di Hattusa questo calcolo non può essere semplicemente adottato per stimare l’estensione del terreno coltivato, poiché la zona più impervia si trova a sud della città. A parte piccoli campi situati su terrazze nelle zone montuose, si può presumere che fossero coltivate soprattutto le pianure a nord e nord-ovest di Hattusa. Tenendo conto la distribuzione e la tipologia delle attività di insediamento nelle pianure a settentrione di Hattusa, si comprende che la mancanza di città densamente edificate e popolate, immediatamente al di fuori delle fortificazioni, è spiegata dalla necessità di utilizzare queste aree per l’agricoltura.

Ma l’agricoltura non era l’unico settore economico presente. L’argilla non era usata soltanto per la produzione di ceramiche, ma era anche uno dei materiali principali per l’edificazione. La ricostruzione di una sezione della cinta muraria di Hattusa indica l’enorme quantità di materiale necessaria per eseguire i vasti programmi di costruzione. Ricerche analitiche sull’argilla delle ceramiche scavate indicano lo sfruttamento di corsi d’acqua a una distanza massima di circa 7 km dalla città. Sorprendentemente, la maggior parte dell’argilla proveniente dall’archivio di Nişantepe sembra essere stata presa da luoghi altrettanto vicini. Sono state inoltre identificate diverse fonti per le pietre all’interno e all’esterno della città durante uno studio dell’edificio in cima alla collina di Yenicekale: una grande cava si trovava a circa 2 km a sud-est della città a Kayalı Boğaz.

Altro elemento importante era il granito. Questa roccia non è presente all’interno di Hattusa o nelle sue immediate vicinanze, dunque doveva essere portato dall’esterno. Le sorgenti più vicine da considerare si trovano a circa 10-15 km a sud-est in una valle laterale al Budaközü vicino al villaggio di Çıradere. Dal ritrovamento di alcuni reperti sappiamo che durante l’inverno venivano trasportati sul torrente ghiacciato.

Diverse le tipologie architettoniche presenti nel complesso architettonico di Hattusa, spaziando da costruzioni di dimensioni contenute interpretabili come masserie, a strutture più spaziose e complesse con finalità sia civili che militari, a installazioni idrologiche e grandi aree, probabilmente adibite a campi e giardini. Al contrario, le aree lungo le valli dei torrenti Budaközü e Yazır potrebbero essere state utilizzate come fonti di argilla, mentre le aree montuose a sud e ad est di Hattusa servivano come fonti di materie prime quali pietre, metalli, legname e terreno per pascoli (ad altitudini più elevate). Gli immediati dintorni della città sembrano essere riservati sia a funzioni religiose che a produzioni agricole ad alta intensità di lavoro (coltivazione ed allevamento). La mancanza di un ambiente densamente edificato che circonda Hattusa è giustificata dalla necessità di una distanza economicamente equilibrata tra i campi intensamente utilizzati e la città consumatrice.

Queste osservazioni in generale corrispondono ai modelli d’uso del suolo nelle vicinanze dei villaggi e delle città anatoliche fino alla prima età moderna. A giudicare da un testo trovato nella pianura ad ovest di Sarıkale, diversi insediamenti formavano un unico distretto, riferente alla capitale. Forse gli insediamenti menzionati si trovavano da qualche parte nella zona montuosa a sud di Hattusa. Sebbene questi non possano essere comprovati archeologicamente, il loro raggruppamento gerarchico e la loro organizzazione attorno a un luogo centrale generalmente coincidono con i risultati delle indagini superficiali nella parte orientale della Terra Alta, dove strutture simili sono attestate archeologicamente. Ulteriori informazioni provengono da un elenco (HT 2) che menziona una struttura possibilmente comparabile, in cui le capitali distrettuali governano altre città e numerosi villaggi.

L’area organizzata e quindi divisa tra la città e  la zona meno controllabile ed utilizzabile esterna. Tra queste due realtà campi coltivati formano una sorta di zona cuscinetto. La grandezza di quest’ultimo differisce in profondità a seconda dell’estensione del potere militare e politico cittadino. Dunque entro un raggio di circa 15 km intorno da Hattusa emerge una complessa integrazione di varie strategie politiche ed economico-geografiche, integrate nel paesaggio calcolando attentamente i benefici e di conseguenza sfruttando al meglio ogni risorsa.

Bibliografia

📖 Schachner, Andreas, 2017, “Hattusa and its Environs: Archaeology”, in: Mark Weeden and Lee Z. Ullmann, Hittite Landscape and Geography. Boston.

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