Gli Skòlia

Skòlio, o scolio, era il nome che gli Antichi Greci diedero al canto conviviale, corale o monodico, accompagnato della lira o della cetra, eseguito durante i simposi.

Il nome secondo alcuni deriva dal greco σκολιός, ovvero tortuoso- irregolare, poiché i convitati che intonavano il canto potevano avere capacità canore e musicali diverse, o del tutto assenti, così che il prodotto musicale complessivo risultava disomogeneo e irregolare rispetto al normale canto.

Tradizionalmente l’inventore degli skòlia è considerato Terpandro di Lesbo, città già sede di una ricca tradizione poetica a cui appartennero poeti come Saffo e Alceo.

A Sparta, nella prima metà del VII secolo, Terpando avrebbe allietato i simposi con le sue opere, fondando perfino la prima scuola di musica nella storia della città.

Fra i canti simposiali più importanti è opportuno citare quelli composti da Simonide di Ceo (556 – 468 a.C. circa), fra i quali emergono gli encomi, caratterizzati anche da riflessioni di natura etica, attraverso i quali si elogiava il committente durante il simposio aristocratico. Un esempio significativo di encomio composto da Simonide è quello dedicato al tiranno tessalo Scopas, dove il poeta esprime una concezione pragmatica che esclude la fiducia incondizionata nella virtù assoluta, a favore di una più realistica considerazione delle effettive possibilità e dei limiti umani.

È opportuno ricordare che fino all’epoca ellenistica l’espressione poetica e quella musicale erano legate in modo inscindibile. Lo stesso Aristotele lamentava nella seconda metà del IV secolo a.C. la mancanza di una denominazione specifica per la prosa e per la poesia nella lingua greca. La linea di demarcazione tra i due generi era molto labile dunque, così che canti di natura conviviale potevano alternarsi a poesie liriche di natura più alta.

Bibliografia

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