Il Gesù storico alla luce del dibattito Halakhico – I parte

Affronteremo oggi il tema centrale del nostro ciclo di lezioni, ovvero della figura del Gesù storico che rappresenta ad oggi un filone di studi che anima fortemente il dibattito tra gli studiosi. Il tema è infatti fortemente avvertito anche per la sovrapposizione ad istanze teologiche e religiose che ovviamente questo tema va a toccare. Dobbiamo dunque precisare che esistono tanti Gesù: quello dei Vangeli, cristologicamente caratterizzato e fondatore del cristianesimo, su cui non entreremo essendo tema di fede e pertanto non ascrivibile a oggetto di ricerca scientifica. Questa stratificazione su livelli ci permette quindi di concentrarci sul “Gesù ebreo” innestato nel più ampio filone di ricerca sul “Gesù storico“, ovvero concentrarci sul Gesù che emerge dalle fonti documentarie. Quando parliamo del Gesù storico bisogna innanzitutto distinguerlo dal “Gesù reale”: non s’intende quindi emettere quindi alcuna sentenza definitiva circa l’esistenza o meno di questo personaggio ma studiare il profilo che emerge dalle fonti, incrociando testi e documenti di varia provenienza. Il Gesù reale quindi inconoscibile per evidenti motivi storici.

Riscoprire quindi l’ebraicità di Gesù consiste nell’inserire nel contesto storico, politico e religioso della Gerusalemme a cavallo tra I secolo avanti e dopo Cristo, valutando le sue azioni e i suoi gesti raffrontandoli con il variegato e complicato mondo ebraico dell’epoca. Come abbiamo infatti visto nella scorsa puntata, tutta Israele, fino dalla stesura presunta del Libro di Daniele (II secolo a.C.) era pervasa da una forte attesa messianica come reazione ad una situazione politica e religiosa molto turbolenta.

Al netto di queste nostre considerazioni, solo prendendo in esame i Vangeli e raffrontandoli con alcuni passi dell’Antico Testamento si può comprendere Gesù e i suoi contemporanei nel contesto giudaico (storico, ma anche e soprattutto culturale e linguistico) in cui sono vissuti. L’espressione aramaica Mašīaḥ ben Yōsēf, ovvero l’idea che il Messia sarebbe dovuto sorgere dalla stirpe di Giuseppe, era infatti molto radicata nella tradizione rabbinica e nei testi veterotestamentari. Ripercorreremo dunque in questa lezione, con l’ausilio del prof. Di Taranto, tutte le possibili figure di Messia che sono state preconizzate nelle fonti ebraiche.

Ciò che poi, dal punto di vista cristiano, è comunemente poco approfondito riguarda l’espressione “Figlio dell’Uomo“, spesso misteriosamente associato da Gesù stesso alla sua figura. Ebbene, questa frase, saldamente radicata nella cultura giudaica e anche qumranita (e quindi essena), testimonia (oltre ad una profonda conoscenza della Torah) come la predicazione gesuana che traspare dalle fonti fosse saldamente innestata nella sua matrice ebraica. Per comprendere dunque la portata di tale espressione per la successiva cristologia è necessario approfondirne il significato messianico nel contesto culturale ebraico muovendoci dall’analisi del libro di Enoch ai due Talmudim.

Bibliografia

📖 J.P. Meier, Un ebreo marginale, ripensare il Gesù Storico, Voll. V, Queriniana 2001.
📖 M. Pesce, Gesù e i suoi seguaci, identità e differenze, Morcelliana 2020.
📖 D. C. Mitchell, Messiah Ben Joseph, Campbell Pubblications 2016.

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