Fedro, l’Esopo romano

La maggior parte delle notizie sulla biografia del più famoso favolista in lingua latina le attingiamo dalle sue stesse opere. Nel 20 a.C. nacque nel paese delle Muse, ovvero la Pieria, in Tracia. Portato a Roma come schiavo, ricevette un’istruzione letteraria e quando il padrone di cui fu liberto lo affrancò, poté liberamente dedicarsi all’insegnamento e alla stesura di favole.

I primi libri risalgono all’epoca di Tiberio, e con essi Fedro si attirò l’antipatia del potente ministro Elio Seiano, il quale vide rivolte a sé alcune allusioni presenti nelle composizioni. Il perfido personaggio lo avrebbe perfino citato in giudizio, con un’accusa pretestuosa, assumendo allo stesso tempo le funzioni, normalmente distinte, di accusatore, testimone e giudice.

Il favolista scontò a lungo il discredito di quella condanna, perché rimase isolato e le sue opere non vennero più lette nei circoli letterari. Né Seneca, né Quintiliano, infatti, parlando di letterati degni di competere con i greci, lo citano. Probabilmente Fedro morì sotto il regno di Claudio, o al più tardi sotto quello di Nerone.

 

OPERE
Di Fedro possediamo circa cento fabulae, divise in cinque libri di lunghezza diversa, a cui si sono aggiunte le trentadue favole dell’Appendix Perottina, trovate in un codice appartenente all’umanista Niccolò Perotti (XV secolo). Fedro ha come precedente letterario il greco Esopo (VI a.C.), anch’egli schiavo, ma dalla Frigia, e ritenuto per tradizione l’inventore del genere favolistico. Le opere di Esopo erano il risultato della messa per iscritto e in prosa di una tradizione orale fatta di saggezze e leggende popolari, e avevano come protagonisti perlopiù animali, che con i loro inconfondibili caratteri rappresentavano vizi e virtù degli uomini. Ogni favola si concludeva con la morale finale, una frase semplice e diretta, che riassumeva l’insegnamento della storia. Fedro si distingue da Esopo principalmente perché utilizza la forma poetica e come metro il senario giambico, utile per rendere la rapidità e la spontaneità del dialogo. Altra differenza è la presenza in Fedro non solo di animali, ma anche di personaggi storici famosi, come il generale Pompeo e l’imperatore Tiberio. Questo permette al favolista di dipingere il clima di violenza e sopraffazione che caratterizzava la società romana del suo tempo, in cui prevaleva la legge del più forte. Mentre altri autori latini, come Lucilio o Orazio, avevano inserito la favola come elemento accessorio di un’opera di diverso genere letterario, Fedro è il primo a trattare la favola in versi come un genere a sé stante.

Bibliografia

📖 R. Fisichella, Appunti per un saggio su Fedro, in “Orpheus”, XXIII, 1976, pp.3-31.

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