Erodoto, il padre della Storia

Erodoto, definito da Cicerone il padre della Storia, nacque ad Alicarnasso, in Asia Minore, tra il 490 e il 480 a.C. Probabilmente partecipò alla congiura per liberare la città dal tiranno Ligdami, evento che lo costrinse a fuggire a Samo, alleata di Atene nella lega delio-attica.

Nel 454 a.C. Erodoto tornò in una patria finalmente liberata ed entrata a far parte anch’essa della lega. Questi sono gli anni dei suoi lunghi e molteplici viaggi, che lo portarono in Grecia, nelle isole egee, a Susa in Persia, a Babilonia, in Fenicia, Palestina e Egitto, dove risedette a lungo. In seguito, diventò cittadino onorario della colonia ateniese di Turii.

Plutarco e Luciano ci dicono che tenne letture pubbliche delle sue Storie in varie località della Grecia, e che frequentò Sofocle, esercitando una forte influenza sul tragediografo, in particolare riguardo alla concezione del divino, oscuro ma estremamente potente e vendicativo.

La data della morte di Erodoto non è sicura, ma probabilmente cadde intorno al 425 a.C..

 

STORIE
Le Storie di Erodoto, o Ỉστορíαι, sono divise in nove libri e ad ognuno di essi è associato il nome di una Musa. Il tema principale è la guerra tra Greci e Persiani, che lo storico cita spesso come “barbari”. Particolare attenzione viene posta al ricordo delle gesta gloriose compiute dai due popoli, in modo tale che non cadano nel buio dell’oblio. La narrazione non è sempre lineare, ma è intercalata da interessanti excursus, cioè digressioni su usi, costumi e riti delle popolazioni di volta in volta citate. È in questi passi che affiora la forte curiosità di Erodoto, che non si tira indietro dal riportare anche miti, leggende e dettagli favolosi pur di stuzzicare il suo lettore (o uditore). È qui che racconta di buoi senza corna, fenici, grifoni e prodigi incredibili prima di una battaglia. Tutti questi dettagli e racconti vennero raccolti dallo storico principalmente durante i suoi viaggi e l’atteggiamento che si può notare da parte sua è di generale tolleranza ed apertura. Per Erodoto l’istorìa è “ricerca” su un determinato argomento. Tale ricerca viene condotta da un ìstor, che osserva e rileva informazioni: la radice della parola è infatti la stessa del verbo greco òida, che significa “conoscere per aver visto”. Prima di tutto per Erodoto vengono quindi le fonti visive e solo in secondo piano quelle basate sull’ascolto delle testimonianze altrui (akoè). Una ricerca storica ha lo scopo fondamentale e primario di mettere in rilievo non solo l’aitìa, cioè la causa riconosciuta, ma anche il pretesto (o pròfasis) di un determinato evento. Ogni causa ha poi una sua conseguenza: la tracotanza del re persiano Serse, ad esempio, che volle sfidare gli dèi e le regole della natura scavando un canale alla base del monte Athos, portò inevitabilmente i persiani alla rovina. Diversi studiosi, portando a prova della loro tesi le incongruenze del testo, e il fatto che esso fosse destinato a recitazioni pubbliche, propendono a ritenere che l’opera non fu fin da subito concepita come unitaria, ma fu bensì il frutto dell’unione di più lògoi (discorsi) messi insieme. Si tratta di una questione ancora oggi molto dibattuta e che non ha avuto risposta certa.

Bibliografia

📖 D. Musti, La storiografia greca, Bari, 1979
📖 G. De Sanctis, La composizione della storia di Erodoto in Rivista di filologia classica, 54, 1926, pp.289 ss.

Ti è piaciuto l'articolo?

Share on facebook
Share on twitter
Share on email

vuoi approfondire l'argomento?

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE: