Cultura alimentare: le fonti

Per poter analizzare la cultura alimentare degli Antichi Romani abbiamo a disposizione una vasta gamma di fonti, non solo letterarie.

I testi costituiscono la fonte diretta principale, dalla quale possiamo desumere importanti informazioni, sia sulle abitudini alimentari vere e proprie, che sulla liturgia che le accompagna. Fra le fonti letterarie per eccellenza troviamo ovviamente le opere specialistiche: oltre al De Re Coquinaria di Apicio, anche gli Hedyphagetica di Ennio. Da un punto di vista documentario sono validi soprattutto i trattati agronomi: frai più influenti ricordiamo il De Agricultura di Catone e il De Re Rustica di Varrone.

Di fatto, anche fonti di natura medica e politica possono concorrere attivamente a ricostruire le abitudini alimentari di una civiltà. L’Editto di Diocleziano ne è un esempio: varato nel 301 d.C. per stabilire un limite all’incessante aumento dei prezzi, ci restituisce un elenco esaustivo del valore commerciale dei vari generi alimentari, permettendo una comparazione in termini di valore fra essi. I testi medici a loro volta riportano indicazioni di alimenti da preferire o da evitare in presenza di malattie o durante il periodo di convalescenza.

Ovviamente anche le opere letterarie latine ci testimoniano spaccati di vita quotidiana, oltre ad usi e costumi della civiltà romana. Questo discorso va esteso anche per quegli autori greci che hanno vissuto a Roma.

Di notevole interesse possono essere anche le fonti iconografiche: pitture parietali e mosaici ci raccontano la ricchezza delle tavole del periodo imperiale, oltre a descriverci la disposizione e l’organizzazione degli spazi adibiti al banchetto e all’oggettistica usata a corredo. Anche le ceramiche antiche, finemente decorate, ci restituiscono informazioni utili al nostro studio.

Le fonti epigrafiche sono forse quelle più importanti, in particolare nella loro dimensione popolare: mentre un documento ufficiale restituisce il pensiero e le parole di una élite, il graffito è da considerarsi prezioso messaggero del pensiero della gente comune.

Le fonti archeologiche non comprendono solo i reperti, come setacci o vasellame da cucina,  ma anche costruzioni ed edifici che avevano a che fare con il cibo. Si pensi ai depositi dei rifiuti o ai magazzini di derrate alimentari.

Di notevole interesse e di recente sviluppo sono le fonti archeozoologiche e archeobotaniche, le quali analizzano resti di animali, ad esempio ossa o gusci, e di piante, come semi o pollini. In particolare queste fonti ci permettono di indagare anche sulla storia dell’addomesticamento e della diffusione delle singole specie, oltre a restituirci preziose informazioni anche sulle tecniche di macellazione e della preparazione gastronomica.

Bibliografia

📖 A. Jori, Panem et circenses, Cibo, cultura e società nella Roma antica, Palermo, Nuova Ipsa Editore, 2016

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