La conversione della Britannia e la nascita dell’Inglese

Punto importante nell’evoluzione della Storia e dello sviluppo della cultura inglese e della sua tradizione manoscritta è rappresentato, alla base dell’acculturazione di queste genti, cioè la conversione delle tribù al cristianesimo, oggi considerato come anticamera dell’alfabetizzazione.

Le tribù che migrarono in Britannia erano tutte pagane, numericamente  superiori rispetto ai britanni autoctoni, che si trovarono impelagati in una grave crisi demografica. Di fatto, con l’arrivo dei Germani, l’isola ripiombò nel paganesimo.

I britanni erano stati conquistati da Roma, latinizzati e cristianizzati, però tutto questo patrimonio si disperse, perché una parte dei britanni accettò di buon grado l’arrivo dei Germani e con questi si mescolò, un’altra parte invece fuggì e si ritirò nelle terre del Galles e della Cornovaglia, altri ancora abbandonarono l’isola e andarono nel continente e lì fondarono la regione che ancora oggi si chiama Bretagna.

Il cristianesimo deovette essere quindi riportato nell’isola e ci fu bisogno, per questo, di una missione che avvenne nel 597 d.C., mandata da Roma. La conversione delle genti anglosassoni fu però di duplice matrice: difatti quella ufficiale si deve al monaco Agostino che arriva nel 597 d.C., ma in realtà non fu il solo movimento di conversione che giunse in Inghilterra.

Dobbiamo ricordare i missionari di origine irlandese, provenienti da nord e guidati dal monaco Aidan, fondatore del monastero di Iona. Sappiamo che l’Irlanda si convertì con San Patrizio e rimase sempre cristiana, quindi furono i missionari irlandesi i fautori della prima missione di evangelizzazione, a patire dal 565 d.C.. Solo successivamente, circa trenta anni dopo, arrivò in Inghilterra l’altra missione, capeggiata appunto dal monaco Agostino.

Beda, nella sua opera Historia ecclesiastica gentis anglorum ci parla di questa conversione. Gregorio Magno era un Papa molto importante, confessore di Teodolinda, la principessa longobarda. C’è una leggenda, la quale racconta che il Papa, andando in giro per Roma si imbattè in un mercato, dove vide degli schiavi bellissimi, biondi  con gli occhi azzurri, rimane incantato e chiese: “Chi sono questi angeli?” Allora i consiglieri gli risposero: “not angeli sed angli” (trad. non sono angeli ma Angli) e gli spiegano che sono schiavi portati a Roma da una terra lontana, ma sono pagani. Il Papa non potendo accettare che queste creature così belle rimanessero pagane, promosse la missione di Agostino.

Questo comportò, di fatto, un conflitto tra le due missioni: da un lato ci sono i monaci irlandesi che non hanno regola, sono abbastanza indipendenti e sciolti, mentre i Benedettini di Agostino, dall’altro lato, obbediscono alla regola di San Benedetto. Tra le due missioni c’erano anche delle differenze di carattere liturgico: ad esempio la data della Pasqua o di altre ricorrenze era mobile e di conseguenza anche quella della Pentecoste. I monaci irlandesi seguivano un particolare calendario e particolari metodologie per calcolare la data delle feste mobili che non coincidevano con quelli ufficiali della chiesa di Roma.

Quindi nasce una sorta di conflitto tra questi due filoni, che però alla fine viene superato con un sinodo, che si tenne nella città di Whitby, in Northumbria nel 664 o 663 a seconda del calendario (il calendario adottato da Beda parte da settembre contrariamente a quello ufficiale). In questo Sinodo si stabilisce che la data della Pasqua viene calcolata secondo il metodo romano e che i monaci devono rispettare la stabilitas loci e che nei monasteri verrà stabilita l’adozione della regola benedettina.

La conversione, in qualunque modo sia avvenuta, fu sicuramente stata caratterizzata dalla massima tolleranza, contrariamente da quella dei Sassoni, ai quali Carlo Magno la impose con la violenza, con una guerra durata trent’anni. Gregorio Magno, che era un pontefice illuminato, raccomandò ad Agostino di avere massimo rispetto della cultura, degli idoli, dei templi, di non distruggerli ma piano piano di trasformarli. Si trattò quindi di una conversione che non aveva mire espansionistiche: il Papa non aveva alcuna intenzione di prevaricare sotto il profilo politico, quindi tutto questo avviene in maniera pacifica.

Il regno che viene coinvolto in questo processo di cristianizzazione è quello del Kent. Il re Æthelbert o Aethelberht, re del Kent,  pagano e sposato con una principessa franca, la quale aveva accettato il matrimonio a patto che le fosse consentito di continuare a professare la propria religione, il cattolicesimo, e di portare con sé il suo confessore di fiducia. Per Agostino questo fatto fu ovviamente vantaggioso. Il Kent costituiva un terreno fertile per l’attecchimento della nuova religione. Aethelberht si convertì dunque al cristianesimo e successivamente tutto il suo popolo si accodò a questa conversione, dando vita ad un flusso di battesimi di massa.

Nel 597 d.C. iniziò la conversione, ma ci vorrà circa un secolo affinchè tutto il resto d’Inghilterra venga ad abbracciare la nuova fede e si possa definire cristianizzata. Ovviamente non mancarono episodi, anche sanguinosi, di tentativi di restaurazione della religione pagana. Il re pagano della Mercia uccise il re della Northumbria, anch’egli già convertito al cristianesimo. I sette regni  della eptarchia non costituirono, ricordiamo, un’unità: erano divisi e talvolta si facevano anche guerra. Ciò li rendeva più vulnerabili agli attacchi dei Vichinghi e in generale agli attacchi esterni, fin quando non arriverà Re Alfredo che unificherà sotto la sua corona tutto il regno.

Bibliografia

📖 Beda il venerabile – Historia ecclesiastica gentis anglorum

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