Columella e l’economia rurale

Giunio Moderato Columella nacque a Cadice, in Spagna, agli inizi del I d.C. La sua famiglia fu in rapporti di amicizia con quella di Seneca, e ebbe grandi tenute agricole, che le assicurarono un posto nella classe dei latifondisti.

L’istruzione di Columella fu infarcita di opere retoriche, letterarie e tecnico-scientifiche, che lo resero abile interlocutore per tutti coloro che possedessero una proprietà da far fruttare. Fu infatti a loro dedicata la sua opera più importante, cioè il De re rustica, probabilmente composta intorno al 60 d.C.

Si ha anche notizia di un viaggio dell’autore in Siria, dove ricoprì la carica di tribuno militare, mentre non si hanno notizie precise sulla data della morte.

 

OPERE
Sulla scia di illustri precedenti letterari, quali l’Economico di Senofonte, il De agri cultura di Catone, il De re rustica di Varrone e le Georgiche di Virgilio, Columella continua una tradizione già ben affermata. La sua opera, che già dal titolo (De re rustica) è un chiaro richiamo a quella di Varrone, è in dodici libri e tratta della corretta coltivazione di alberi e vigneti, cereali e legumi, dell’allevamento del bestiame e dei doveri del fattore e della fattoressa. La forma prosastica è abbandonata solo nel decimo libro, in cui l’autore coglie l’invito di Virgilio, fatto nelle Georgiche, a scrivere un poemetto didascalico sulla coltivazione di giardini e orti. Attraverso la figura dell’amico Publio Silvino, usato come interlocutore, Columella si rivolge a tutti i latifondisti italici, dispensando consigli utili e rispondendo alle riserve ed alle obiezioni tipiche dell’uomo del tempo. L’autore, dimostrando nostalgia per la figura catoniana del proprietario coltivatore, non si tira indietro dal condannare come una vergognosa degenerazione il fatto che gli uomini della classe dirigente siano sempre più estranei alle attività della campagna e preferiscano delegare agli schiavi l’amministrazione e la cura della proprietà. Tutta questa inesperienza e superficialità ha portato la terra, una volta grassa e fertile, a impoverirsi e a perdere produttività. È necessario invece riscoprire l’agricoltura come l’unica fonte in grado di garantire al cittadino romano guadagni certi e onesti.

Bibliografia

📖 A. Cossarini, Aspetti di Virgilio in Columella, in “Prometheus”, III, 1977, pp.225-240

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