Cibi a km zero dell’Antico Egitto

In ogni civiltà possiamo ritrovare piatti tipici, a base di alimenti strettamente legati al territorio. Calando questo discorso nella realtà egiziana possiamo individuare alcuni cibi molto particolari.

Per primo ricordiamo il loto, pianta acquatica perenne appartenente alla famiglia delle ninfeacee. In Egitto era presente in due varietà, rosa e bianca, ma solo quest’ultima veniva utilizzata in cucina. Il cespo principale veniva consumato bollito o arrostito, mentre i frutti, abbrustoliti e pestati, venivano utilizzati per la pasticceria. Del loto rosa, considerato sacro, si usavano solo le foglie peltate: data la loro forma concava e la loro ampiezza venivano utilizzati come piatti da portata.

Un altro alimento nazionale era il papiro, chiamato anche giunco del Nilo. Il midollo di questa pianta era utilizzato per la produzione della carta mentre la parte inferiore del gambo, tenera e nutriente, veniva cotta insieme ad altri aromi e al suo stesso rizoma.

Il carrubo invece era un albero sempreverde della famiglia delle leguminose. Originario dell’oriente, viveva lungo i litorali dei paesi caldi. I suoi frutti, le carrube, presentano una polpa giallastra ricca di zucchero. Le carrube potevano essere consumate in più modi: lessate appena colte o essiccate e triturate, per un successivo utilizzo nei dolci e nelle bevande. La farina ricavata veniva utilizzata anche per le sue proprietà farmacologiche astringenti. Molti di questi frutti sono stati rinvenuti nel corredo funerario di Cha e Mirit, la cui tomba risale al 1400 a.C., e sono oggi conservati presso il Museo Egizio di Torino.

Molto rinomate erano anche le cipolle del Delta del Nilo, che crescevano floride in quelle terre fertili. Si presentavano bianche, di grossa dimensione e saporose. Di loro ci dà testimonianza Erodoto, nelle sue Storie, oltre alla Bibbia, dove si parla dell’Esodo degli Ebrei dall’Egitto.

Bibliografia

📖 Storia della Gastronomia, M.L. Migliari e A. Azzola, Edipem, 1978

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