Apollo: mitologia e morbo acheo

A proposito di pestilenze – vecchie e nuove – l’Iliade presenta il dio Apollo in veste di vendicatore, sagittante frecce pestifere contro i Greci accampati davanti alle mura di Troia. Egli è adirato contro Agamennone, capo della fazione Achea, per aver insultato il suo sacerdote troiano Crise, venuto all’ accampamento per riavere la figlia Criseide rapita durante i primi scontri. L’anziano sacerdote cacciato via malamente prega il dio dall’argenteo arco di punire con le sue frecce gli insolenti greci.

Così fa Apollo: prima il morbo colpisce cani e muli, poi montagne di uomini ardono davanti a Illio.

Questo dio assomma in sé molteplici aspetti che lo rendono la sua figura non sempre di facile interpretazione. Latona, fecondata da Zeus, genera Apollo ed Artemide scatenando le ire e la gelosia della legittima consorte di lui, Era.  Dopo esser scappata per tutto il mondo e non avendo trovato luogo per partorire i due mitici fratelli, la dea Latona arriva finalmente sull’isola Ortigia – poi detta Delo “la brillante” – dove riesce a partorire Apollo. Fu un parto non semplice perché Era teneva presso a sé, sull’olimpo, Ilizia, dea dei parti felici. Dopo nove giorni e novi notti, sotto pagamento di una collana d’oro e d’ambra di nove cubiti, Era acconsentì a inviare la dea e il parto avvenne. Nacque prima Artemide e poi Apollo. Zeus regalò al figlio la lira e un cocchio trainato da cigni, quest’ultimi lo portarono prima nella loro terra al confine con l’oceano, tra gli Iperborei, infine, a Delfi. Ivi uccise con frecce un drago comunemente chiamato Pitone che proteggeva un vecchio oracolo col nome di Temi. Una volta liberata l’isola dalla presenza pestilenziale del mostro, il dio si impadronì dell’oracolo mettendo sul treppiede la Pizia a sua volta generatrice di oracoli in forma metrica; inoltre, vi fondò dei giochi in onore e in ricordo dell’impresa che compì. Si dice anche che Apollo dovette proteggere il suo oracolo da Eracle che, non trovando risposta alle sue domande, volle rubare il treppiede e fondare un suo proprio tempio. Zeus divise i due scagliando una folgore e il responso divino rimase definitivamente a Delfi.

Apollo è rappresentato sul monte Parnaso come dio della musica e della poesia, lì presidia giochi con le muse oppure agoni artistici. Si dice però che a inventare la lira non fu Apollo, ma Ermes, che costruì anche il flauto. Per la lira, Apollo gli regalò una mandria che il messaggero degli dei aveva in precedenza rubato; mentre per il flauto scambiò una verga d’oro che divenne il “caduceo” d’Ermes.

Apollo nella Grecia tarda venne assimilato al dio del Sole, soppiantando Elio portatore della luce e auriga del cocchio solare. A Roma non aveva vere e proprie.

Alla valenza divinatoria e artistica si contrappone quella guerriera: al pari della sorella cacciatrice, Apollo è capace di dare una morte rapita e dolce a chi se lo merita. Partecipa al massacro dei figli di Niobe, a quello contro i ciclopi e all’uccisione del gigante Tazio. Intervenne nella Gigantomachia al fianco degli Olimpici, così come al fianco dei Troiani.

Infine, Apollo fu adottato come protettore di Augusto, primo imperatore romano. Attribuiva al dio la vittoria navale di Azio del 31 a.C., mentre il popolo credeva che Azia, sua madre, lo avesse concepito quando una notte dormì in un santuario dedicato al dio. Vicino alla residenza imperiale sorse un tempio dedicato al dio del sole con un particolarissimo culto.

Bibliografia

📖 Il mito greco Vo.1: Gli dei, G. Guidorizzi, Mondadori, 2009

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