Anellone a nodi: emblema piceno

Ad oggi uno dei reperti simbolo della cultura picena è il cosiddetto anellone a nodi, così chiamato per la sua particolare conformazione.

Si tratta infatti di un anello di bronzo, a sezione circolare, realizzato mediante fusione e ornato con delle protuberanze (chiamate appunto nodi), che possono essere differenti per forma e numero; possono essere infatti di forma romboidale o sferoidale e il loro numero può variare da quattro a sei elementi. Nella foto è riportato un esempio di anellone a sei nodi romboidali. Variabili nelle dimensioni, possono avere un diametro che oscilla tra gli 11 cm e i 20 cm (e anche oltre) e possono arrivare a raggiungere un peso di quasi 2 kg.

Gli anelloni a nodi si diffondono a partire dai primi decenni del VI secolo a.C. in una determinata area del territorio abitato dagli antichi Piceni, area che possiamo circoscrivere alle attuali province di Ascoli Piceno e Fermo.

Alcuni tra i più importanti ritrovamenti provengono dalle necropoli scavate a Cupra Marittima-Grottammare (AP), Ripatransone (AP), Castignano (AP), Offida (AP), Torre di Palme (FM), Belmonte Piceno (FM), Montegiorgio (FM). Il tipo che si diffonde in queste ultime due località presenta delle dimensioni più ridotte con nodi tipo sferoidale.

Ma qual era il significato di questi particolari oggetti?

È ancora difficile allo stato attuale degli studi poter definire con certezza quella che era la loro funzione o il loro significato simbolico. Sono state avanzate però diverse ipotesi, basate soprattutto sullo studio dei contesti di scavo certi. Bisogna tenere presente che una buona parte di questi anelloni è oggi conservata in moltissime collezioni private e museali sia in Italia che all’estero, come effetto degli antichi mercati antiquari; sono quindi oggetti di cui possiamo ipotizzare la provenienza da queste province marchigiane, ma di cui ignoriamo il singolo contesto di rinvenimento.

Dalle documentazioni esistenti sappiamo che provengono da necropoli, si rinvengono in sepolture femminili, (solitamente un unico oggetto per sepoltura) e nella maggior parte dei casi sono appoggiati sul ventre della defunta.

Riguardo a questo ultimo punto, ci sono comunque delle eccezioni: infatti gli anelloni sono stati rinvenuti anche sul petto, come nel caso della tomba 21 di Grottammare (AP) oppure anche appoggiati sui resti di una larga striscia di cuoio come nel caso di una tomba scavata a Colle Vaccaro (AP). Questo particolare ritrovamento ci porta ad ipotizzare che probabilmente in alcuni casi non erano solo appoggiati al corpo della defunta, ma venivano appesi o infilati ad una cintura di stoffa o pelle. Dalla bibliografia esistente abbiamo anche altre informazioni che ci riportano collocazioni nella sepoltura ancora differenti: come alcuni casi da Cupra Marittima, Offida e Spinetoli (AP) dove sono stati rinvenuti accanto ad una mano, di solito la destra e alcuni da Ripatransone (AP) dove si dice che furono rinvenuti sul capo degli inumati.

Il loro ritrovamento non è avvenuto in tutte le sepolture femminili: i dati di scavo ci dicono che le tombe dove erano presenti questi anelloni, appartenevano per lo più a giovani donne in possesso di un corredo funerario particolarmente ricco e consistente (tomba 14c da Cupra Marittima). Anche se in alcuni casi si ha testimonianza della sua presenza in corredi più modesti (esempio tombe 2 e 3 Capo di Termine Ripatransone).

Le ipotesi che sono state fatte si concentrano sul significato allegorico di questo oggetto, considerando il suo legame con l’ambito funerario.

  • Una prima interpretazione gli attribuisce un significato magico religioso (E. Percossi Serenelli), connesso ad una carica sacerdotale come, ad esempio, quella legata al culto della dea Cupra, divinità italica che proprio in questi territori (ed esattamente nel territorio di Cupra Marittima) aveva un santuario (A. Naso);
  • Una ulteriore ipotesi vede questi oggetti legati al ruolo che alcune donne avevano ricoperto in vita all’interno della comunità in cui risiedevano. Inoltre, il fatto che si trovano in deposizioni femminili e per lo più collocati sul ventre dell’inumata porta ad ipotizzare una loro connessione con la fecondità femminile, tutto ciò che riguarda la maternità e la forza generatrice;
  • In ultimo, gli esemplari ritrovati ad esempio a Belmonte Piceno, per le loro dimensioni ridotte e per il fatto che all’interno della sepoltura sono stati ritrovati in posizioni diverse, sia lungo lo scheletro sia sulle braccia, potevano avere una funzione ancora diversa, come quella di essere appesi alla veste funeraria della defunta.

Anche se ancora oggi il loro significato è incerto, gli anelloni a nodi costituiscono un emblema della civiltà picena e in particolare delle Marche meridionali. La particolare concentrazione in questo distretto ha portato inoltre l’archeologo Gabriele Baldelli ad ipotizzare che questi anelloni potessero essere “... Indicatori archeologici di un’altra possibile aggregazione dal significato etnico e polito…(Baldelli 2000).

Bibliografia

📖 BIANCIFIORI E., Gli anelloni a nodi, in Museo delle Antichità Etrusche e Italiche III 2012, pp. 366-372.
📖 BALDELLI G., Civiltà picena: Safini, Peicentes ed Asculum caput gentis, in AA.VV., La Via Salaria in età antica, Atti del Convegno di studi, Ascoli Piceno-Offida-Rieti, 2-4 ottobre 1997, Macerata 2000, pp. 31-46.
📖 COLONNA G., FRANCHI DELL’ORTO L. (a cura di), I piceni. Popolo d’ Europa, catalogo della mostra, Roma 1999.
📖 NASO A., I Piceni. Storia e archeologia delle Marche in età preromana, Biblioteca di Archeologia 29, Milano 2000.
📖 PERCOSSI SERENELLI E., La civiltà Picena. Ripatransone: un museo un territorio, Ripatransone 1989.
📖 WEIDIG J, Il ritorno dei tesori piceni a Belmonte. La riscoperta ad un secolo dalla scoperta, Astra edizioni, Belmonte Piceno 2017.

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